Sergej Aleksandrovič Romanov: un omosessuale nella famiglia imperiale
La vita del granduca: l'omosessualità, il «matrimonio bianco» senza figli, il servizio a Mosca e la morte.
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Nella dinastia dei Romanov ci si aspettava che ogni membro adulto della famiglia si sposasse e avesse una discendenza. Era considerato un dovere verso la famiglia e lo Stato. Anche il granduca Sergej Aleksandrovič, fratello dell’imperatore Alessandro III, si sposò, ma la coppia non ebbe mai figli. Il granduca era omosessuale.
La fonte principale di informazioni su Sergej Aleksandrovič è considerata il suo diario personale, tenuto per molti anni. Da questi scritti emerge come un uomo dalla personalità vivace, dalle emozioni intense e dalle salde convinzioni.
Questo articolo è dedicato alla sua vita e a come la sua omosessualità abbia influenzato il suo destino e il suo posto nella storia.
Infanzia, istruzione e formazione
Sergej Aleksandrovič Romanov nacque l'11 maggio 1857 a Carskoe Selo, vicino a San Pietroburgo (oggi la città di Puškin). Era il sesto figlio e il quinto maschio dell’imperatore Alessandro II — il sovrano sotto il quale iniziarono le grandi riforme in Russia — e dell’imperatrice Maria Aleksandrovna.
Fin dall’infanzia, Sergej ricevette un’ottima educazione. Fu istruito da alcuni dei migliori insegnanti del suo tempo, tra cui Anna Tjutčeva, figlia del poeta Fëdor Tjutčev. Sergej leggeva molto, era particolarmente interessato alla storia e alla cultura, e talvolta conversava con lo scrittore Fëdor Dostoevskij.
I figli dell’imperatore venivano educati con severità. Non potevano passeggiare liberamente o giocare con altri bambini, pur crescendo nel lusso del palazzo. Questa combinazione di sfarzo esteriore e isolamento interiore ebbe un forte impatto sul loro processo di crescita.
A causa di un ambiente così chiuso, per loro era più difficile maturare rapidamente e in senso pratico. A quindici anni Sergej giocava ancora con dei carlini di porcellana. E nel giorno del suo diciottesimo compleanno, insieme al cugino Konstantin (noto come K.R., anch’egli omosessuale), soffiava bolle di sapone. Più tardi Sergej ricordò quel giorno con ironia, sorprendendosi della propria infantilità.

Crescendo, Sergej divenne un uomo intelligente e dai modi raffinati. Durante un viaggio in Italia conversò con papa Leone XIII. Secondo i testimoni oculari, in una disputa riguardante la storia della Chiesa fu proprio Sergej a dimostrare di avere ragione.
La vera maturità interiore arrivò con la guerra. Nel 1877 scoppiò la guerra russo-turca: la Russia combatteva contro l’Impero Ottomano e sosteneva la spinta all’indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro. Il ventenne Sergej partì per il fronte. Lì dimostrò coraggio e ricevette la Croce di San Giorgio di IV classe, un’alta onorificenza militare assegnata per il valore personale.
Sergej amava le fragoline di bosco, i vini di Crimea e apprezzava in particolar modo gli zaffiri. Tuttavia, viaggiando per l’Europa, non idealizzava affatto “l’Occidente”. Nel 1875, durante un soggiorno in Inghilterra, scrisse che lo stile di vita locale gli sembrava troppo prosaico: secondo lui, gli inglesi pensavano soprattutto alle comodità, al cibo e al sonno, piuttosto che agli obiettivi spirituali e culturali.
«Preferirei mille volte essere un semplice mortale, piuttosto che un granduca».
— Sergej Aleksandrovič Romanov
Di carattere Sergej era un introverso, incline alla solitudine e ai tumulti interiori. Suo cugino Konstantin scrisse che Sergej «non piange mai, o lo fa con estrema difficoltà; sopporta il suo dolore in silenzio e non si sfoga».
Lo storico M. M. Bogoslovskij lo definì «molto timido». La granduchessa Marija Pavlovna la Giovane scrisse che Sergej non era solo timido ma anche riservato: non amava mostrare le proprie emozioni ed evitava le conversazioni intime. Ciò può essere collegato al fatto che Sergej fosse omosessuale. Nella sua posizione di membro della famiglia imperiale e in una società in cui non era possibile vivere apertamente, una vita privata di questo tipo richiedeva quasi inevitabilmente estrema cautela e silenzio, il che a sua volta rafforzava la sua chiusura in se stesso.
«Molto alto, di una bellezza decisamente aristocratica ed estremamente elegante, dava l’impressione di essere un uomo eccezionalmente freddo».
— Il generale Aleksandr Mosolov sull’aspetto di Sergej Aleksandrovič Romanov

Nel 1880 Sergej perse la madre e, un anno dopo, il padre. L’imperatore Alessandro II fu assassinato dai rivoluzionari con una bomba.
«Mi chiedo, come si può sopravvivere a tutto questo?».
— Sergej Aleksandrovič Romanov
Dopo questa tragedia, Sergej partì in pellegrinaggio in Terra Santa, ossia in Palestina, nei luoghi legati alla vita e alla predicazione di Gesù Cristo.
Questo viaggio lo segnò profondamente. Al suo ritorno, fondò la Società Imperiale Ortodossa di Palestina. L’organizzazione costruiva scuole e rifugi per i pellegrini, offrendo assistenza per l’alloggio, il vitto e le cure mediche. Grazie a questo sostegno, i viaggi in Palestina divennero accessibili non solo ai ricchi, ma anche alla gente comune dell’Impero russo.
Ad aiutare Sergej a uscire da quel grave stato emotivo fu in gran parte la sua futura moglie, Elisabetta Fëdorovna. Era una principessa tedesca della Casa d’Assia-Darmstadt, dinastia regnante di uno degli Stati germanici, e nipote della regina Vittoria del Regno Unito.
Elisabetta era corteggiata dal futuro Kaiser tedesco Guglielmo II, ma suo padre scelse per lei il matrimonio con il granduca russo. Elisabetta divenne per Sergej non solo una moglie, ma anche un’amica intima. Sette anni dopo le nozze si convertì volontariamente all’ortodossia. Fu una decisione puramente personale: a livello formale nessuno glielo aveva richiesto.

«Lascia pure che la gente gridi contro di me, ma non dire mai una parola contro il mio Sergej. Prendi le sue difese davanti a loro e di’ che io lo adoro, così come adoro la mia nuova patria, e che in questo modo ho imparato ad amare anche la loro religione…».
— Elisabetta Fëdorovna, in una lettera al fratello sulla sua nuova vita
L’omosessualità del granduca
A giudicare da molte testimonianze, il rapporto tra Sergej Aleksandrovič ed Elisabetta Fëdorovna era per lo più amichevole. Non ebbero figli.
I contemporanei e gli storici scrissero che questo matrimonio fu difficile per Elisabetta. In pubblico cercava di mantenere la calma, ma, secondo le fonti, interiormente soffriva molto.
«La loro vita familiare non funzionò, sebbene Elisabetta Fëdorovna lo nascondesse accuratamente, senza ammetterlo nemmeno ai suoi parenti di Darmstadt. Una delle ragioni, tra le altre, era l’attrazione di Sergej Aleksandrovič per persone del suo stesso sesso».
— Lo storico Voldemar Baljazin
Le lettere conservate mostrano tuttavia che tra i coniugi vi fossero rispetto e un caloroso affetto. Si prendevano cura l’uno dell’altra e si comportavano come persone intime. Ma a quanto pare, non vi furono mai rapporti coniugali nel senso convenzionale del termine. Sergej scriveva a Elisabetta con grande tenerezza:
«Sono incantato al pensiero di vederti domani. Ti bacio molto teneramente».
— Sergej Aleksandrovič Romanov, in una lettera a Elisabetta
La Chiesa ortodossa russa fornì una spiegazione diversa per l’assenza di figli. Secondo la versione ecclesiastica, ancor prima delle nozze Sergej ed Elisabetta avevano fatto voto di castità, promettendo di vivere senza intimità fisica. Questa unione veniva chiamata «matrimonio bianco»: i coniugi vivevano insieme, ma impostavano il loro rapporto come un fratello e una sorella.
La scrittrice Nina Berberova, parlando del compositore Pëtr Čajkovskij, descrisse anche come venivano trattate persone simili nei vertici dell’Impero russo. Nelle leggi dell’epoca esisteva un articolo che puniva la «sodomia», ma di solito gli aristocratici non venivano processati. Spesso si agiva più in sordina: si cercava di allontanare la persona dalla capitale, assegnandole un incarico in provincia o dandole l’opportunità di partire per un lungo viaggio all’estero.
Come esempio, la Berberova citò un caso in cui a subire le conseguenze non fu il granduca stesso, ma il suo presunto partner, un insegnante di lingue classiche:
«È noto un caso riguardante un uomo conosciuto da molti, un insegnante di latino e greco, amante del governatore di Mosca, il granduca Sergej Aleksandrovič, che fu processato, condannato a tre anni di “esilio” a Saratov e poi fatto tornare a Mosca».
— La scrittrice Nina Berberova
Sergej Aleksandrovič apparteneva allo strato più elevato dell’aristocrazia imperiale e, secondo le memorie dell’epoca, non nascondeva la sua particolare attenzione verso i giovani ufficiali, specialmente gli aiutanti di campo. L’aiutante di campo è un ufficiale assistente di un alto comandante: lo accompagna, esegue i suoi ordini e lo assiste negli affari di servizio.
In molte fotografie Sergej è immortalato accanto al suo aiutante di campo Konstantin Baljasnyj, che lo accompagnava spesso nei suoi viaggi per l’Europa.

Di simili relazioni si parlava anche nelle più alte sfere del governo. Il ministro delle Finanze Sergej Jul’evič Vitte si esprimeva con cautela, ma il senso delle sue parole è chiaro:
«…era costantemente circondato da alcuni giovani con i quali intratteneva un’amicizia particolarmente tenera. Con questo non voglio dire che avesse dei cattivi istinti, ma presentava senza dubbio una certa anomalia psicologica, che spesso si manifesta con un atteggiamento di particolare infatuazione verso i giovani».
— Il ministro delle Finanze Sergej Jul’evič Vitte
Non mancavano accenni nemmeno nella poesia satirica. Nella poesia «L’orgoglio dei popoli», V. P. Mjatlev derideva i membri della famiglia imperiale e il loro entourage. L’espressione «Serg-enti moscoviti» si basava su un gioco di parole: rimandava sia alla parola “sergenti”, sia al nome “Serge” (Sergej). In questo modo il poeta alludeva a Sergej Aleksandrovič, che all’epoca era Governatore Generale di Mosca.
Il verso sui «belli e piccoli furfanti dagli atteggiamenti orientali» (nel testo originale kanaški, diminutivo antiquato di canaglia), nel contesto del frammento, si riferiva all’aiutante di campo Baljasnyj. In questo caso non indicava un criminale, ma un nomignolo beffardo simile a “briccone” o “mascalzone”.
«Con i “Serg-enti” moscoviti
Coi loro arditi aiutanti,
Belli e piccoli furfanti
Dagli atteggiamenti orientali».
— V. P. Mjatlev, dalla poesia “L’orgoglio dei popoli”

Nell’aristocrazia e nella società istruita le relazioni omosessuali esistevano e molti ne erano a conoscenza. Per amor di decenza, il più delle volte si faceva finta di nulla. Per questo motivo, molti uomini si sposavano non necessariamente per amore, ma per soddisfare le aspettative sociali. Lo storico Dan Healey, che ha indagato la sessualità nell’Impero russo, scrisse che Sergej Aleksandrovič si trovava di fatto a capo di una cerchia informale di influenti omosessuali dell’Impero — una sorta di “vertice” di quell’ambiente.
Circolavano anche voci più esplicite, per esempio sull’intimità tra Sergej Aleksandrovič e il suo aiutante di campo Martynov:
«Š. Dorofeeva, una residente di Carskoe Selo, […] ha affermato che lì è noto come Sergej Aleksandrovič viva con il suo aiutante Martynov, e che abbia più volte suggerito alla moglie di scegliersi un marito tra le persone che la circondano. Ha visto un giornale straniero in cui era stampato che a Parigi era arrivato “le grand duc Serge avec sa maîtresse M. un tel” (il granduca Serge con la sua amante, il signor Tal dei Tali). Roba da non credere, che scandali!».
Aleksandra Viktorovna Bogdanovič, annotazione dal diario
Un’annotazione simile fu lasciata da Boris Nikol’skij, poeta, giurista e pubblicista di destra legato al movimento monarchico. È datata 12 marzo 1899, al culmine del primo sciopero studentesco panrusso. Dopo la repressione degli studenti all’Università di San Pietroburgo l'8 febbraio, i disordini si estesero a Mosca, Kiev, Charkiv e in altre città universitarie. Negli ambienti di destra, questi eventi venivano associati alle manovre di apparato di Vitte — i suoi “capitomboli”, interpretati come un segno di disponibilità a fare concessioni.
In questo contesto, Nikol’skij rifletteva su chi potesse assumere una posizione di fermezza accanto al trono:
«Spero ancora che questi capitomboli si placheranno notevolmente se il granduca Sergej Aleksandrovič verrà nominato in qualche incarico a Pietroburgo — per esempio come presidente del Consiglio di Stato. Ripongo ancora speranze in lui: anche se è un pederasta, non è un ladro ed è di orientamento conservatore».
— Boris Nikol’skij, diario, 24 (12) marzo 1899
L’ipotesi di tale incarico era una fantasia politica. Nel 1899, e fino al 1905, il presidente del Consiglio di Stato era il granduca Michail Nikolaevič. L’accenno all’omosessualità è qui importante come indicatore dell’ambiente: nei circoli politici e intellettuali, a quanto pare, era un fatto risaputo. Persino un convinto monarchico come Nikol’skij ne parla come di un dato di fatto e sposta la conversazione sul piano del calcolo politico.
Lo storico A. N. Bochanov scrisse che tali pettegolezzi venivano diffusi con particolare zelo dalla granduchessa Ol’ga Fëdorovna. Nel suo entourage era considerata la più grande pettegola dell’Impero. Lanciava con facilità maldicenze su chiunque non le andasse a genio. In una delle loro liti, definì Sergej Aleksandrovič un «sodomita». Tra i due vi era una reciproca ostilità: Sergej non nascondeva di non sopportare né lei né i suoi figli.
Quando nel 1891 Sergej fu nominato Governatore Generale di Mosca, il ministro degli Esteri Vladimir Lamsdorf (anch’egli omosessuale) annotò una battuta: «Mosca finora poggiava su sette colli, ma ora dovrà reggersi su un solo poggio» (bugor in russo). Anche in questo caso c’è un gioco di parole. Bugor significa “altura”, ma per assonanza ricorda la parola francese bougre, che all’epoca significava “sodomita”. Con questa battuta si alludeva alla reputazione del nuovo governatore generale.
Nello stesso 1891 il fratello minore di Sergej, il granduca Pavel Aleksandrovič, visse una tragedia personale: sua moglie morì di parto. In seguito egli contrasse un matrimonio morganatico, cioè sposò una donna di origini non regali; nella famiglia imperiale una simile unione era considerata inaccettabile. A causa di ciò, Pavel Aleksandrovič fu costretto a lasciare la Russia.
Sergej Aleksandrovič ed Elisabetta Fëdorovna si presero cura dei suoi figli, Marija e Dmitrij (omosessuale e futuro amante di Feliks Jusupov). Di fatto, divennero i genitori dei due bambini. Nella residenza del Governatore Generale, oggi l’edificio del municipio sulla via Tverskaja a Mosca, furono assegnate loro delle stanze separate. Lo stesso Sergej Aleksandrovič viveva al primo piano, mentre Elisabetta Fëdorovna al terzo.

Il deputato della Prima Duma di Stato, il cadetto Vladimir Pavlovič Obninskij, scrisse di Sergej Aleksandrovič in tono aspro e ostile. I cadetti erano i membri del Partito Costituzionale Democratico, l’opposizione liberale dell’inizio del XX secolo. Obninskij ricollegava la vita privata di Sergej all’infelicità di Elisabetta:
«Quest’uomo arido e sgradevole, che già all’epoca esercitava un’influenza sul giovane nipote [riferito a Dmitrij Pavlovič], recava in volto i segni evidenti del vizio che lo divorava; un vizio che rese insopportabile la vita familiare di sua moglie, Elisabetta Fëdorovna, e la portò, attraverso una serie di infatuazioni naturali nella sua posizione, alla vita monastica».
— Vladimir Pavlovič Obninskij su Sergej Aleksandrovič Romanov
Obninskij sviluppava poi questo concetto, presentandolo come parte di un fenomeno più ampio radicato nell’alta società e nell’esercito:
«A questo vergognoso vizio si abbandonavano anche molti personaggi illustri di Pietroburgo: attori, scrittori, musicisti, granduchi. I loro nomi erano sulla bocca di tutti, molti ostentavano il loro stile di vita. <…> Fatto curioso era che non tutti i reggimenti della Guardia fossero affetti da tale vizio. Nel periodo in cui, per esempio, gli uomini del Reggimento Preobraženskij vi si abbandonavano quasi al completo, insieme al loro comandante, gli Ussari della Guardia si distinguevano per la naturalezza dei loro affetti».
— Vladimir Pavlovič Obninskij
Con queste parole Obninskij alludeva al fatto che anche il comandante del Reggimento Preobraženskij, il granduca Konstantin Konstantinovič (К. Р.), cugino di Sergej Aleksandrovič, appartenesse a questo stesso ambiente. Sergej e Konstantin erano in effetti molto legati e rimasero amici per tutta la vita. Nei diari di Konstantin si trovano riferimenti alle sue relazioni omosessuali.

Governatore Generale di Mosca
«Poteva apparire spesso presuntuoso. In quei momenti si irrigidiva, il suo sguardo diventava duro… per cui la gente si faceva un’impressione sbagliata di lui. Mentre lo consideravano un orgoglioso dal cuore freddo, egli aiutava moltissime persone, ma lo faceva nel più assoluto segreto».
— Ernesto Luigi, fratello di Elisabetta Fëdorovna, su Sergej Aleksandrovič
La carica di Governatore Generale di Mosca garantiva un’autorità non solo sulla città stessa, ma anche su numerosi territori limitrofi. In tale veste, Sergej Aleksandrovič si occupò della pubblica istruzione, aiutò i poveri e sostenne la scienza e la vita culturale della città.
Donò denaro a oltre novanta organizzazioni e associazioni. Tra queste figuravano la Società per la cura, l’educazione e l’istruzione dei bambini ciechi, la Società per la salute pubblica, la Società architettonica di Mosca, la Società degli amanti delle scienze naturali e la Società musicale russa. Inoltre, Sergej Aleksandrovič creò la Società per la tutela dei figli di genitori poveri. Grazie alle sue donazioni, nel governatorato di Mosca aprirono orfanotrofi e asili nido gratuiti.
Sergej Aleksandrovič dedicò molta attenzione anche alla cultura. Trasferì reperti archeologici e opere d’arte al Museo Storico Imperiale sulla Piazza Rossa, l’odierno Museo Storico di Stato. Sotto di lui il museo divenne un importante centro culturale, in cui si iniziarono a organizzare mostre, conferenze e concerti. Partecipò inoltre alla creazione del Museo di Belle Arti sulla via Volchonka, il futuro Museo statale di arti figurative A. S. Puškin.
Sotto il suo mandato, Mosca cambiò visibilmente dal punto di vista tecnologico e nell’amministrazione municipale. In città comparvero i primi lampioni elettrici. Vietò alle fabbriche di scaricare i rifiuti nella Moscova per migliorare le condizioni igieniche della città. Su sua iniziativa furono aperti i primi dormitori per gli studenti dell’Università di Mosca. Nelle strade entrò in funzione il primo tram elettrico. Fu portata a termine anche la costruzione di un nuovo tratto dell’acquedotto di Mytišči — il sistema che forniva acqua potabile a Mosca.

Nel corso del suo incarico vi fu anche un tragico episodio. Nel 1896, durante l’incoronazione di Nicola II, sul campo di Chodynka si verificò una terribile calca. Le persone si erano radunate per i festeggiamenti e la distribuzione di doni, ma la folla divenne incontrollabile; scoppiò il panico e molte persone persero la vita. Dal punto di vista formale, l’organizzazione dell’evento era affidata al Ministero della Corte Imperiale, ma per l’opinione pubblica parte della colpa ricadeva anche su Sergej Aleksandrovič, in quanto capo dell’amministrazione moscovita responsabile dell’ordine pubblico in città.
In politica, Sergej Aleksandrovič era un conservatore. Sosteneva i cosiddetti sindacati “zubatoviani” — dal nome di Sergej Zubatov, un funzionario di polizia che promuoveva l’idea di associazioni operaie controllate. L’intento era quello di consentire agli operai di unirsi sotto la supervisione dello Stato per emarginare, in tal modo, le organizzazioni rivoluzionarie. Sergej Aleksandrovič si opponeva fermamente anche alle riforme liberali, respingendo l’idea di una costituzione e di organi di governo eletti. Sotto di lui, nel 1892, fu emanata una direttiva che limitava il diritto degli ebrei dei ceti inferiori a risiedere a Mosca e dintorni.
Mentre il malcontento nel Paese cresceva e i sentimenti rivoluzionari si intensificavano, il 1° gennaio 1905 Sergej Aleksandrovič rassegnò le dimissioni e lasciò la carica di Governatore Generale. A quel punto, il Partito Socialista Rivoluzionario (i socialrivoluzionari) lo aveva già condannato a morte.
L’assassinio
I socialrivoluzionari erano un partito rivoluzionario d’inizio Novecento che ammetteva l’uso del terrorismo contro i funzionari e i rappresentanti del potere statale.
I rivoluzionari consideravano Sergej Aleksandrovič uno dei principali esponenti del “partito della reazione” — così definivano coloro che, a loro avviso, difendevano l’autocrazia e reprimevano i cambiamenti. Lo definivano «il portavoce più spietato e coerente degli interessi della dinastia» dei Romanov.
Dopo le dimissioni, Sergej Aleksandrovič continuò a vivere a Mosca. Consapevole di essere in pericolo, iniziò a spostarsi per la città senza la famiglia, in modo da non esporre i parenti a dei rischi. Secondo le memorie del suo aiutante di campo Džunkovskij, la sicurezza del granduca era organizzata in modo molto approssimativo.
Sergej Aleksandrovič riceveva numerose lettere di minacce ed era consapevole di poter essere ucciso. Per questo motivo viaggiava spesso da solo, senza aiutanti di campo, non volendo mettere in pericolo le loro vite.
Nel frattempo, l’Organizzazione di Combattimento dei socialrivoluzionari, l’ala terroristica del partito, ne studiò la routine, i percorsi e i punti deboli della scorta.
Il 4 febbraio 1905, intorno alle tre del pomeriggio, un’esplosione rimbombò tra le mura del Cremlino. Sergej Aleksandrovič era uscito come al solito dal Palazzo Nikolaevskij nel Cremlino. Mentre la carrozza passava vicino alla Torre Nikol’skaja, il membro del partito socialrivoluzionario Ivan Kaljaev vi lanciò contro una bomba. L’esplosione fu così violenta che il corpo del granduca venne fatto a pezzi. Il cocchiere riportò ferite mortali e le finestre degli edifici vicini andarono in frantumi.
In quel momento Elisabetta Fëdorovna si trovava nel Palazzo Nikolaevskij. Appresa la notizia, fu tra i primi ad arrivare sul posto. Senza urlare né isterismi, in silenzio, raccolse con le proprie mani i resti del marito.

«Nonostante sia un giorno feriale, folle di migliaia di persone si dirigono verso il Cremlino per porgere l’ultimo omaggio e chinarsi davanti alle ceneri del granduca, caduto martire».
— «Messaggero del Governo». 11 febbraio 1905, n. 33
I funerali di Sergej Aleksandrovič si svolsero il 4 luglio 1906 nel Monastero Čudov, che all’epoca si trovava sul territorio del Cremlino. Nel luogo della sua morte fu eretta una croce commemorativa progettata dall’artista Viktor Vasnecov. Sulla croce fu incisa una frase del Vangelo: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» — le parole di Cristo sul perdono verso coloro che fanno del male.

Memoria e oblio
Dopo la morte del marito, Elisabetta Fëdorovna abbandonò la vita mondana e si dedicò ad aiutare il prossimo. A Mosca, sulla via Bol’šaja Ordynka, fondò il Convento di Marta e Maria (Marfo-Mariinskaja obitel’) — una comunità di suore di carità che assistevano i malati e sostenevano i poveri.
Durante la Guerra Civile, nel 1918, Elisabetta Fëdorovna fu arrestata dai bolscevichi. In seguito la assassinarono ad Alapaevsk.
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, il nuovo regime distrusse tutto ciò che ricordava la famiglia imperiale. Nel 1918, la croce commemorativa sul luogo dell’assassinio di Sergej Aleksandrovič fu demolita. Secondo i ricordi dei contemporanei, Vladimir Lenin partecipò personalmente alla sua distruzione. Nel 1932 venne abbattuto anche il Monastero Čudov, dove si trovava la tomba del granduca. La cripta stessa scomparve.
Decenni più tardi, durante degli scavi archeologici al Cremlino, i resti di Sergej Aleksandrovič furono ritrovati. Nel 1995 vennero traslati nel Monastero Novospasskij a Mosca — un luogo considerato il sepolcro della dinastia dei Romanov. Lì fu nuovamente eretta una croce commemorativa, realizzata sul modello di quella distrutta. Una copia di quest’ultima è stata posta anche all’interno del Cremlino.
Ancora oggi il tema della sessualità di Sergej Aleksandrovič suscita dibattiti: alcuni ritengono che le prove a riguardo siano sufficienti, mentre altri vi vedono soltanto diffamazioni e fango politico. Nel frattempo, tra i monarchici esiste un movimento che spinge per la sua canonizzazione, ossia il suo riconoscimento come santo nella tradizione ecclesiastica. Per la venerazione interna viene persino raffigurato sulle icone.

Letteratura e fonti
- Богданович А. В. Три последних самодержца. [Bogdanovič A. V. – I tre ultimi autocrati]
- Боханов А. Н. Николай II. 1997. [Bochanov A. N. – Nicola II]
- Великий князь Сергей Александрович Романов: биографические материалы. Кн. 1: 1857–1877. 2006. [Il granduca Sergej Aleksandrovič Romanov: materiali biografici. Libro 1: 1857–1877]
- Вяткин В. В. Великий князь Сергей Александрович: к вопросу о его нравственном становлении. 2011. [Vjatkin V. V. – Il granduca Sergej Aleksandrovič: sulla questione della sua formazione morale]
- Кон И. С. Лунный свет на заре: лики и маски однополой любви. [Kon I. S. – Chiaro di luna all’alba: volti e maschere dell’amore omosessuale]
- Никольский Б. Дневник // ГА РФ. Ф. 588. Оп. 1. Д. 1475. 1899. [Nikol’skij B. – Diario // Archivio di Stato della Federazione Russa. F. 588. Op. 1. D. 1475]
- Секачев В. Великий князь Сергей Александрович: тиран или мученик? [Sekačev V. – Il granduca Sergej Aleksandrovič: tiranno o martire?]
🇷🇺 LGBT History of Russia
General history
- The Story of a Medieval Arabic Source in Which the Women of the 'Rus' Were Called the World's First Lesbians
- Homosexuality in Ancient and Medieval Russia
- The Homosexuality of Russian Tsars Vasily III and Ivan IV the Terrible
- Homosexuality in the 18th-Century Russian Empire – Homophobic Laws Borrowed From Europe and How They Were Enforced
- Russian Empress Anna Leopoldovna and the Maid of Honour Juliana: Possibly the First Documented Lesbian Relationship in Russian History
- Peter the Great’s Sexuality: Wives, Mistresses, Men, and His Relationship with Menshikov
- A History of Kissing Between Men in Russia
- Polmuzhichye and Razmuzhichye in the Russian North: A History of Female Masculinity
Folklore
Biographies
- Grigory Teplov and the Sodomy Case in 18th-Century Russia
- The Diary of Pyotr Medvedev, a Bisexual Moscow Merchant, 1854–1863
- Sergei Romanov: A Homosexual Member of the Imperial Family
- Russian Poet Ivan Dmitriev, Young Favourites, and Same-Sex Desire in the Fables 'The Two Doves' and 'The Two Friends'
- Andrey Avinoff: A Russian Émigré Artist, Gay Man, and Scientist
- The Possible Homosexuality of Grand Duke Nikolai Mikhailovich of the Romanov Family
- Saint Moses the Hungarian – One of the First Queer Figures in Russian History?
- Aleksey Apukhtin: Homosexual, Poet, and Friend of Tchaikovsky