L'operazione segreta del futuro presidente: come Franklin Roosevelt spese un milione di dollari per la caccia ai gay nella Marina

«...liberare la Marina degli Stati Uniti a Newport dai 'succhiacazzi e da chi lo prende nel didietro'».

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Reclute della Marina degli Stati Uniti con sacche da marinaio bianche sul ponte, stazione di addestramento navale di Newport, Rhode Island; 1917
Reclute della Marina degli Stati Uniti alla stazione di addestramento di Newport, Rhode Island, 1917. Underwood & Underwood; pubblico dominio (Stati Uniti).

Nel 1919, la Marina degli Stati Uniti lanciò un’operazione segreta presso la sua base di Newport, nel Rhode Island, contro i marinai sospettati di avere relazioni omosessuali.

Il comando reclutò volontari sotto copertura che intraprendevano rapporti sessuali con i sospettati per poi testimoniare contro di loro davanti alla corte marziale.

L’operazione, nota come “Sezione A”, fu approvata dall’Assistente Segretario della Marina Franklin Delano Roosevelt, che in seguito sarebbe diventato il 32º presidente degli Stati Uniti e avrebbe guidato il paese durante la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale.

Secondo quanto riportato dalla testata americana The 19th e dai lavori degli storici, questo episodio dimostra come le forze armate abbiano utilizzato provocazioni sessuali e la giustizia militare per sbarazzarsi delle persone senza dover ricorrere ai tribunali civili.

The 19th riporta l’obiettivo dell’operazione:

«…liberare la Marina degli Stati Uniti a Newport (Rhode Island) dai “succhiacazzi e da chi lo prende nel didietro”».

— The 19th

I porti, la paura delle madri e la “pulizia” della base

Verso la fine della Prima Guerra Mondiale, tra molti alti ufficiali si diffuse un forte malcontento riguardo alla “moralità” delle città portuali, e il tono puritano nei dibattiti pubblici sulla morale divenne sempre più frequente.

La storica Sherry Zane, che ha scritto sull’operazione “Sezione A”, collega l’iniziativa della Marina alla diffusa paura delle madri americane di mandare i propri figli a prestare servizio in luoghi dove le città erano associate al vizio e alla dissolutezza. Il comando voleva rassicurare l’opinione pubblica e presentare la base di Newport come un luogo sotto controllo e “ripulito”.

«C’era questa paura da parte delle madri americane di mandare i propri figli… nelle città portuali, che associavano al vizio, quindi la Marina voleva ripulire quelle aree per farle sentire più tranquille. Se ci si pensa, si tratta del fatto che i militari hanno ottenuto il potere di sbarazzarsi dei cosiddetti pervertiti e degenerati senza aver bisogno di un’autorità legale».

— Sherry Zane

All’epoca Roosevelt ricopriva la carica di Assistente Segretario della Marina e, come scrive Sherry Zane, prima di lanciare il programma si consultò con degli avvocati affinché la procedura sembrasse legale.

Il metodo della “Sezione A”

L’essenza del metodo consisteva nel fatto che gli agenti sotto copertura instauravano rapporti omosessuali con i marinai sospettati per poi denunciarli ai superiori.

«Non si limitava a una sola volta; un agente sotto copertura poteva fare sesso con qualcuno, diciamo, tre o quattro volte prima che questa persona venisse arrestata».

— Sherry Zane

Alla domanda sul perché fossero necessari così tanti episodi per raccogliere prove, risponde nella stessa intervista:

«Beh, questo solleva degli interrogativi. Da un lato, uno dei loro argomenti potrebbe essere stato che, sapete, volevano esserne sicuri, giusto? Come se volessero raccogliere prove sufficienti. Ma dall’altro lato, sorgono molte domande: forse, semplicemente, piaceva loro fare sesso con quegli uomini».

— Sherry Zane

Il budget e la reazione del Congresso

Rhea Debussy, docente presso la Ohio State University e autrice del libro sulle persecuzioni delle persone LGBT nell’esercito e nella marina americana The Lavender Bans, riporta la cifra che la Marina stanziò per l’operazione: 50.000 dollari del 1919. Tenendo conto dell’inflazione, si tratta di poco più di un milione di dollari in valuta odierna. Quando i dettagli delle spese e dei metodi giunsero al Congresso, i politici reagirono duramente.

«Per quanto riguarda l’aspetto politico della questione, alla fine noi [gli organizzatori dell’operazione] ci ritroviamo davanti a una commissione del Congresso, e la commissione del Congresso fa: “Avete fatto COSA?"».

— Rhea Debussy

Il registro della corte marziale

Una chiara testimonianza della routine giudiziaria è fornita da un registro manoscritto della corte marziale della stazione di addestramento navale di Newport, sopravvissuto fino a noi, con date risalenti all’incirca all’agosto del 1919. Nelle registrazioni si incontrano formulazioni come “sodomia” e “condotta scandalosa”.

In una delle righe compare il nome di Harold J. Trubshaw: secondo il registro, fu ritenuto colpevole di condotta scandalosa e sodomia e condannato a dieci anni di prigione con congedo con disonore.

Nils C. M. Johnson, in base agli stessi documenti, fu assolto dall’accusa di sodomia.

Il nome di Harrison A. Rideout è barrato da una lunga linea, con l’annotazione che il caso fu trasferito a un tribunale speciale di Newport nel dicembre del 1919.

In altre righe si notano sia assoluzioni sia pene detentive di circa due, cinque o sette anni: un quadro che evidenzia un’applicazione selettiva delle regole a seconda degli imputati.

Come scrive Sherry Zane, nel corso delle attività della “Sezione A”, 22 marinai finirono davanti alla corte marziale con l’accusa di “devianza”; altre 16 persone tra i civili rimasero impigliate nella stessa rete.

La giustizia si basava sugli stereotipi dell’epoca: gli uomini nel cosiddetto ruolo “attivo” venivano spesso considerati meno colpevoli o non venivano affatto classificati come “omosessuali” nel senso in cui lo si intendeva allora, e venivano puniti più lievemente. Coloro che venivano relegati al ruolo “passivo” o giudicati “troppo effeminati” subivano pene più severe.

Le conseguenze delle condanne

Le conseguenze della corte marziale per i condannati furono devastanti. In alcuni casi si arrivava a pene fino a vent’anni di prigione. Anche in assenza di una lunga detenzione, il congedo con disonore (dishonorable discharge) comportava uno stigma che durava per anni: la perdita dei benefici per i veterani, la rovina della reputazione e gravi difficoltà nel trovare lavoro. Con questo sistema, i militari ottenevano uno strumento per sbarazzarsi delle persone indesiderate aggirando la giurisdizione civile al di fuori del tribunale.

«Ci sono così tanti esempi di come questa criminalizzazione dell’identità queer, specialmente nel contesto militare, abbia avuto un effetto a catena sulle vite di questi uomini. Non si tratta solo della pena detentiva, ma anche dello stigma che deriva da un congedo con disonore, della mancanza di benefici, della mancanza di rispetto: di tutte queste cose che poi ti perseguitano».

— Rhea Debussy

Roosevelt e la memoria dello scandalo

Quando vennero alla luce i metodi e le spese della “Sezione A”, Zane, citando la letteratura accademica, descrive così la reazione di alcuni senatori:

…i senatori rimasero “completamente scioccati” e “raccomandarono vivamente di non permettere mai più a Roosevelt di ricoprire cariche pubbliche”.

— Sherry Zane

In realtà, lo scandalo non stroncò la sua carriera e, con il tempo, svanì dalla memoria nazionale, oscurato dalla sua successiva presidenza.

Bibliografia e fonti
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