Vladimir Nabokov e il primo tentativo di depenalizzare le relazioni omosessuali in Russia

Come un liberale russo e padre del grande scrittore cercò di abolire la legislazione discriminatoria

Vladimir Nabokov e il primo tentativo di depenalizzare le relazioni omosessuali in Russia

Al volgere del secolo, l’Europa si trovò di fronte a un fenomeno nuovo e fino ad allora insolito. La fin de siècle portò con sé molti nuovi conflitti e questioni che prima di allora erano considerati tabù. Disgregandosi e decadendo, il vecchio mondo tradizionale lasciava il posto a un mondo di progresso e tecnologia. Naturalmente, molte regole dell’esistenza umana, fino ad allora ritenute inviolabili, vennero sottoposte a una rivalutazione.

Ovunque apparivano uomini “poco virili” e donne “poco femminili”, sfidando i tradizionali ruoli di genere. Le donne furono le prime a mettere in discussione l’ordine patriarcale, articolando le proprie rivendicazioni nella cosiddetta “questione femminile”, che si politicizzò rapidamente. Naturalmente, il comportamento omosessuale si trovava ben al di fuori dei limiti del consentito; la discussione pubblica su questo tema era estremamente rara e, per lo più, accompagnata da condanna e vergogna.

Tuttavia, la democratizzazione dei costumi permise per la prima volta alle discussioni sull’omosessualità di emergere dalla più profonda clandestinità. Dal campo dell’arte e della filosofia, dove pure argomenti simili venivano affrontati di rado, si spostarono gradualmente nel regno della scienza e del diritto. In Europa iniziarono a farsi sentire voci caute e a volte incoerenti, ma pur sempre a sostegno degli omosessuali, la più forte delle quali fu forse quella del sessuologo tedesco Magnus Hirschfeld.

Ma se il contesto europeo è ben studiato e ampiamente conosciuto, della lotta per i diritti degli omosessuali russi si parla molto meno. Nella migliore delle ipotesi, si potrebbe ricordare lo scrittore Michail Kuzmin, dichiaratamente omosessuale, un aspetto che si rifletteva anche nei suoi testi. Tuttavia, nella storia russa vi furono anche politici e giuristi che non ebbero paura di esprimersi sull’emancipazione delle persone queer.

Il cognome del nostro protagonista è ben noto a tutti. Vladimir Dmitrievič Nabokov è effettivamente il padre del grande scrittore, ma sarebbe estremamente ingiusto ridurre la sua importanza a questo modesto ruolo. Vladimir Dmitrievič era un giurista colto e raffinato, tra i fondatori del movimento di liberazione in Russia e del principale partito liberale di opposizione dei Democratici Costituzionali (i cosiddetti “cadetti”). Si occupava attivamente di questioni legislative sia a livello teorico che pratico, ed era uno dei giuristi di punta dell’Impero; dopo la Rivoluzione di febbraio del 1917 partecipò ai lavori del Governo Provvisorio e, in seguito al colpo di Stato bolscevico, riuscì persino a entrare nell’Assemblea Costituente.

Nel 1902 Vladimir Dmitrievič pubblicò un opuscolo giuridico intitolato I delitti carnali, nel quale proponeva una modernizzazione delle leggi nello spirito dei valori liberali. Ciò che per noi è notevole è che in questo saggio, a differenza di molti suoi colleghi, Nabokov non solo non evitò la questione dell’omosessualità, ma le dedicò addirittura una parte significativa del suo lavoro, citando le argomentazioni di giuristi, psichiatri e persino filosofi. Sarà utile anche per noi familiarizzare con il contenuto di questo testo.

“È proprio considerando la questione dal punto di vista politico-criminale che dovremo… giungere alla conclusione che vi sono molti più motivi per dare una risposta negativa in merito alla punibilità della sodomia (naturalmente, volontaria e tra adulti) che per darne una positiva.”

— Vladimir Nabokov. “I delitti carnali” (1902)

Nell’Impero russo la sodomia era proibita per legge, sebbene dalle fonti a nostra disposizione si possa affermare con certezza che in Russia l’atteggiamento verso il comportamento omosessuale fosse di relativa indifferenza, se paragonato alla maggior parte degli altri Paesi europei. Nabokov inizia la sua analisi del problema proprio da questo paragone. Studiando in dettaglio l’esperienza europea e trovandola profondamente viziata, accoglie con favore quei giuristi stranieri che chiedono l’abolizione della legislazione discriminatoria e si esprime in modo estremamente positivo sul lavoro degli attivisti, lodando in particolar modo il già citato Magnus Hirschfeld.

Le conclusioni dello stesso Nabokov possono sembrarci forse ovvie (benché, purtroppo, non per tutti), ma per l’inizio del XX secolo suonano davvero rivoluzionarie: l’unione volontaria di due persone dello stesso sesso non viola e non può violare i diritti di nessuno; di conseguenza, il divieto legislativo deve essere abolito. Inoltre, poiché la pena in Russia non ha lo scopo di punire il criminale, ma solo di correggerlo, nel contesto dell’attrazione omosessuale ciò appare impossibile, poiché l’orientamento omosessuale non può essere modificato.

Allo stesso tempo, mantenendo questo articolo antigiuridico nel codice penale, il legislatore lascia ampio spazio al ricatto. Poiché dimostrare l’atto di “sodomia” nella pratica è molto difficile, si aprono per le forze dell’ordine opportunità di accusare di omosessualità praticamente chiunque (purtroppo, vediamo qualcosa di simile nella Russia moderna). Tuttavia, non accontentandosi esclusivamente di basi giuridiche, il politico passa alla medicina, alla biologia e persino alla sfera dell’amministrazione statale.

Avendo studiato attentamente la prospettiva della scienza medica, egli scopre che esistono opinioni diverse sull’omosessualità: alcuni scienziati (v. Erkelens) la considerano innata, altri acquisita, altri ancora riconoscono una combinazione di innato e acquisito. Tuttavia, questo non ha particolare importanza per il diritto: dal punto di vista legale, le relazioni omosessuali devono essere escluse dall’elenco dei reati.

E sebbene disporre del proprio corpo non possa essere punibile, alcuni conservatori ritenevano tuttavia che “l’atto di soddisfazione innaturale” dovesse essere perseguito legalmente, poiché offende la moralità pubblica. Nabokov demolisce anche questa argomentazione: la moralità pubblica è molto eterogenea, e ciò che i reazionari più gretti considereranno una “perversione”, gli strati culturali della società lo definiranno una variante del lecito.

Non va dimenticato che i primi del Novecento coincisero con il Secolo d’argento della cultura russa, un periodo in cui, nell’arte, i confini tra reale e mistico, tra bello e brutto, tra maschile e femminile diventavano labili e permeabili. Grandi scrittori e poeti, artisti, coreografi, registi e attori accolsero con ammirazione quasi unanime la poesia e la prosa omosessuale del già citato Kuzmin; basti dire che l’intera tiratura della rivista in cui fu pubblicato il suo romanzo breve Vanja (in originale Kryl’ja, “Ali”) andò esaurita quasi subito.

“Membro della Duma cittadina V. D. Nabokov”. Peterburgskaja gazeta. 1904. 10 novembre. N° 311
“Membro della Duma cittadina V. D. Nabokov”. Peterburgskaja gazeta. 1904. 10 novembre. N° 311

L’ultimo argomento utilizzato dal futuro “cadetto” attiene piuttosto al campo dell’economia e dell’amministrazione. L’uranismo, che non rappresenta una minaccia né per la società né per l’omosessuale stesso, restando penalmente perseguibile, sottrae allo Stato innumerevoli risorse. Invece di dare la caccia ad adulti che non violano in alcun modo i diritti altrui, per la polizia e il sistema giudiziario sarebbe molto più opportuno concentrarsi sui veri criminali: ladri, assassini, stupratori.

“…punendo l’uranista, lo Stato spreca ingiustamente e, soprattutto, in modo insensato e inutile sia energie che risorse, le quali potrebbero essere spese in maniera più produttiva”

— Vladimir Nabokov. “I delitti carnali” (1902)

Eppure, nonostante la retorica emancipatoria, Nabokov ammette quello che per gli standard odierni è uno stigma. Nelle sue parole, si tratta di una “patologia” o di un “vizio”, che tuttavia suscita “nella parte normale della società un profondo disgusto”. Purtroppo, giudicare il discorso di Nabokov da posizioni contemporanee ha poco senso: egli è rappresentante di una società e di una cultura completamente diverse, in cui parlare apertamente di relazioni omosessuali era quasi impossibile e le voci che chiedevano l’uguaglianza universale e la non discriminazione non si sentivano affatto, se non in casi isolati e fortuiti. Dovremmo concentrarci su un altro aspetto: come, in tali condizioni, nonostante l’omofobia che regnava sovrana in tutto il mondo, si sia trovato un giurista e politico che si è espresso inequivocabilmente a favore della depenalizzazione delle relazioni omosessuali.

“Anche senza alcuna legge penale, la sodomia agli occhi della parte sana e normale della popolazione sembrerà sempre e ovunque ciò che è realmente: un atto che suscita profondo disgusto…”

— Vladimir Nabokov. “I delitti carnali” (1902)

Per Vladimir Dmitrievič, le relazioni omosessuali non erano un’astrazione, una riga tratta da trattati giuridici e manuali di medicina. I suoi fratelli, Konstantin e Vasilij, erano omosessuali. Lo stesso Vladimir Dmitrievič era sposato e aveva molti figli, ma uno di questi, Serëža Nabokov, era omosessuale. Egli conosceva personalmente il famoso Magnus Hirschfeld, di cui suo padre aveva scritto nell’opuscolo che ci interessa. Durante la Seconda guerra mondiale, Sergej ebbe la sfortuna di trovarsi a Parigi, occupata dai nazisti. A causa della sua omosessualità morì in Germania nel 1945, 4 mesi prima della liberazione del campo di concentramento in cui era stato rinchiuso.

Dopo il crollo della monarchia millenaria, i liberali riuscirono a prendere il potere per un breve periodo. Nel 1917 il nostro protagonista assunse diversi incarichi di rilievo, continuando a lavorare al perfezionamento della legislazione della patria rivoluzionaria. Non sappiamo come siano proseguiti i lavori in commissione. Fu sollevata la questione della depenalizzazione dell’omosessualità? Fu presa almeno una decisione intermedia in merito? Nabokov fu costretto a fuggire con la sua famiglia dalla Russia bolscevica. Non è noto fino a che punto i nuovi padroni del Paese si siano basati sulle opere di Vladimir Dmitrievič, ma la persecuzione dell’attrazione omosessuale non fu prevista dal diritto penale sovietico. Tuttavia, come molte altre libertà, questo punto fu rivisto in epoca stalinista.

A quanto pare, la storia queer russa non è ancora stata scritta in modo tale da poterne ricordare con certezza i protagonisti, le date e gli eventi principali. Molti di noi ricorderanno facilmente Magnus Hirschfeld, i moti di Stonewall e il 1968. Ma, a causa del tabù che circonda il tema nell’arena politica russa, purtroppo i protagonisti nazionali raramente ricevono tale attenzione. Eppure, sembra che la memoria dei coraggiosi pionieri che sferrarono i primi colpi contro la discriminazione meriti la nostra attenzione e la nostra gratitudine.

Letteratura e fonti
  • Nabokov V. D. I delitti carnali. Dalla rivista “Vestnik prava” (Il Messaggero del diritto), novembre-dicembre 1902 // San Pietroburgo: Senatskaja tipografija, 1903.
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