Storia del bacio tra uomini in Russia
Dai baci pasquali di Nicola II con i soldati al bacio fraterno di Brežnev.
Contenuti

Nella storia della sessualità non eteronormativa e della corporeità maschile in Russia si sono intrecciati a lungo riti ortodossi, vita militare e sottoculture urbane. Tra le pratiche prerivoluzionarie spicca il christosovanie pasquale, ovvero lo scambio di un triplice bacio tra uomini nella Domenica di Pasqua, un rituale riconosciuto dalla Chiesa e riprodotto pubblicamente.
Per un giorno, esso sostituiva le consuete distanze di ceto e di grado militare con un’altra logica: “Cristo è risorto!” e tre baci tra cristiani ortodossi. Naturalmente, per i contemporanei del XIX e dell’inizio del XX secolo, un bacio dato “per consuetudine” non veniva letto attraverso la lente dell’“identità omosessuale”: il confine tra la tattilità “consentita” e il condannato muželožstvo era all’epoca diverso rispetto a oggi.
Di seguito — la storia completa di come è nato questo rito, di come si incrociava con la cultura militare, di ciò che rimane nelle fotografie e nei cinegiornali del 1916 e di che cosa è accaduto alla pratica dopo la rivoluzione del 1917.
Piccolo glossario
Christosovanie — l’usanza pasquale di salutarsi la Domenica della Resurrezione: si pronunciano le parole “Cristo è risorto!” e la risposta “È veramente risorto!”, seguite da un triplice bacio.
Lobzanie — termine russo arcaico per indicare il bacio.
Il “bacio santo”: prescrizioni bibliche e Chiesa delle origini
La tradizione dei baci tra uomini nella Russia ortodossa si basava sulla pratica paleocristiana del “bacio santo” (in greco philema hagion, in latino osculum sanctum) — il “bacio di pace”, nato dai costumi del Mediterraneo orientale e della Giudea, dove il bacio fungeva da saluto soprattutto tra uomini.
Più tardi, in ambiente cristiano, lo scambio della “pace” e del bacio divenne un gesto di unità tra i fedeli; nel Nuovo Testamento il rituale è menzionato almeno cinque volte. Noto, in particolare, è il passo della Lettera ai Romani 16:16:
“Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio”.
Secondo le testimonianze dei primi autori cristiani come Tertulliano, Giustino martire e Origene, in origine il bacio veniva scambiato “bocca a bocca” e non sulla guancia: la tradizione, infatti, voleva che Cristo e i discepoli si salutassero in questo modo. Per i primi cristiani, il rifiuto del bacio significava che la partecipazione all’eucaristia rimaneva una “finzione”: senza un segno corporeo di riconciliazione, l’unione spirituale appariva incompleta.
Già allora la fisicità del rito suscitava alcune preoccupazioni. Per ridurre il rischio di abusi, durante la liturgia uomini e donne sedevano separati e il “santo bacio” era consentito solo tra persone dello stesso sesso; i catecumeni, ossia coloro che si preparavano al battesimo, non vi erano ammessi: il loro bacio “non era ancora santo”.
Baci a Pasqua nell’Impero russo
Nell’Impero russo, l’usanza paleocristiana si trasformò in un christosovanie pasquale di massa. Durante la festività, ogni fedele ortodosso poteva e doveva avvicinarsi a chiunque altro dicendo “Cristo è risorto!” e scambiarsi un triplice bacio, indipendentemente dal ceto sociale, dalla ricchezza o dal grado. Nell’interpretazione teologica ciò significava il perdono universale e la fratellanza spirituale davanti a Dio.


Dal punto di vista della storia del corpo e delle norme di genere, questo rito creava per la società patriarcale una rara opportunità di tattilità maschile legittima, benché la Chiesa di Stato, naturalmente, condannasse in generale gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso.
Nella tradizione mistica del cristianesimo, talvolta, emergeva un’altra retorica sulla vicinanza maschile. Nelle parabole del monaco greco dell’XI secolo Simeone il Nuovo Teologo, ad esempio, il re (allegoria di Cristo) incontra il penitente: gli si getta al collo, lo bacia e lo fa sedere sul giaciglio. Per il lettore medievale ciò non si traduceva in “eresia” nel senso moderno del termine: la passione spirituale e l’amore concepito in senso platonico tra uomini, o tra l’uomo e Dio, venivano descritti come la più alta delle virtù.
Per la vita quotidiana nell’Impero, l’ambiente militare non era meno importante. Lo storico John Bushnell, nel saggio Peasants in Uniform: The Tsarist Army as a Peasant Society, ha descritto l’esercito imperiale russo come un’estensione della comunità contadina: i lunghi anni di servizio, l’isolamento dalla società femminile e la durezza della vita militare rafforzavano la vicinanza fisica ed emotiva tra i soldati.
Allo stesso tempo, nella Russia antecedente a Pietro il Grande non vi erano leggi statali né pene per i rapporti omosessuali. L’omofobia istituzionale fu “importata” in Russia dall’Europa occidentale, insieme al modello militare occidentale, proprio da Pietro I nel suo processo di modernizzazione del Paese. Il suo Regolamento militare del 1716 criminalizzò per la prima volta l’attività omosessuale in Russia, ma unicamente per i militari.
Rispetto agli eserciti britannico o tedesco della seconda metà del XIX secolo, dove la tattilità maschile veniva sempre più regolamentata sullo sfondo del “panico” intorno all’omosessualità, nell’ambiente russo si conservarono più a lungo forme contadine arcaiche di “amore fraterno”: dormire stretti l’uno all’altro, spesso sotto lo stesso cappotto, baciarsi all’incontro e al momento dei saluti, o fare bagni in comune. Questo non “dimostra” l’esistenza di un’omosessualità di massa nel senso moderno del termine, ma rivela una diversa norma di vicinanza corporea tra uomini in Russia.
Al fronte, durante la Prima guerra mondiale, il christosovanie pasquale tra soldati e ufficiali fu immortalato in numerose fotografie e dalla stampa illustrata.


Irina Roldugina, nella sua pubblicazione Homosexuality in the Late Imperial Russian Navy: A Microhistory, illustra – basandosi sul caso della Flotta del Baltico e, in particolare, della Scuola per meccanici e fuochisti – come i fascicoli giudiziari documentassero contatti omosessuali, sebbene solo casi isolati arrivassero al tribunale militare. Per l’ultimo periodo imperiale, la studiosa evidenzia un atteggiamento di natura “moderata e secolare” verso l’omosessualità, in concomitanza con la graduale influenza di un discorso medico umanista.

Nel 1916, nel mezzo delle pesanti perdite della Prima guerra mondiale e sotto il comando personale di Nicola II, il christosovanie pasquale si rivelò sia un atto religioso sia un gesto politico-militare. L’imperatore visitò la Stavka (il comando supremo) a Mogilëv e le truppe in prima linea; i fotografi e i cineoperatori di corte registrarono gli auguri ai soldati e agli ufficiali di grado inferiore, accompagnati da uno scambio di tre baci sulle labbra e sulle guance.
La fotografia più celebre proviene dall’album personale della granduchessa Anastasija Nikolaevna: nello scatto Nicola II bacia un soldato.


È sopravvissuto un cinegiornale in bianco e nero del 1916: lo zar in tenuta da campo, una fila di soldati e ufficiali di basso grado, abbracci, baci sulle guance e sulle labbra, e infine un’inquadratura di gruppo.
Tra gli emigrati russi che lasciarono il Paese dopo la vittoria dei bolscevichi, il motivo del bacio pasquale in uniforme poteva trasformarsi in un’allegoria politica. La copertina della rivista parigina Časovoj (n. 29 del 15 aprile 1930) accosta la frase “Cristo è risorto” (Christos Voskres) e la didascalia “La Resurrezione a venire” alle figure in uniforme militare sullo sfondo del Cremlino; ai loro piedi giacciono un elmetto con la stella rossa e un fucile — il sogno di una futura liberazione della Russia dal comunismo.

Il “bacio fraterno socialista”
Dopo la rivoluzione, in URSS si creò una situazione che oggi appare paradossale. Sotto Stalin fu introdotto un articolo del codice penale contro il muželožstvo (sebbene in alcune repubbliche sovietiche articoli simili esistessero fin dalla fondazione dell’URSS, come ad esempio nella RSS Georgiana), ma al contempo la nomenklatura sovietica utilizzava pubblicamente il triplice bacio, affine a quello pasquale. Venne definito il “bacio fraterno socialista” e divenne il simbolo del blocco orientale: tre baci su guance alterne, secondo il modello ortodosso, e, in occasioni speciali, sulle labbra. Nella letteratura di ricerca questo gesto viene spiegato sia come contrapposizione alle forme di gerarchia “borghesi” (il baciamano al monarca) sia come dimostrazione di uguaglianza.
Dalla cronologia delle immagini è facile rintracciare l’assimilazione del rito. Nel 1936, in un filmato con il pilota Valerij Čkalov, Stalin si ritrae ancora quando questi si sporge per baciarlo, anche se alla fine il bacio ha luogo; nel 1937, nelle riprese con Vasilij Molokov, è invece lo stesso Stalin a chinarsi in avanti per dare il bacio.


Leonid Brežnev divenne il biglietto da visita del genere: i suoi baci nel 1975 con Nikolaj Podgornyj, nel 1980 con Konstantin Černenko e il famosissimo bacio con Erich Honecker nel 1979 posero poi le basi per il murale di Dmitrij Vrubel’ sul Muro di Berlino, accompagnato dalla scritta in tedesco: “Mein Gott, hilf mir, diese tödliche Liebe zu überleben” (“Mio Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale”).

Anche i dettagli diplomatici si leggevano attraverso il corpo. Ad esempio, dopo la rottura sino-sovietica, la controparte cinese rifiutò i baci “fraterni”; nel 1959, a Pechino, Mao Zedong fece un passo indietro per non farsi baciare da Nikita Chruščëv, limitandosi a una stretta di mano.
A proposito di omoisteria
Lo spettatore contemporaneo potrebbe interpretare le immagini prerivoluzionarie e sovietiche di questi baci come omosessuali nel senso odierno del termine. Il sociologo Eric Anderson ha introdotto a questo scopo il concetto di “omoisteria” (homohysteria): un regime culturale in cui gli uomini eterosessuali temono di essere scambiati per gay a causa della loro tattilità o di un comportamento “morbido”. Affinché si manifesti l’omoisteria sono necessarie tre condizioni: il riconoscimento di massa dell’omosessualità come orientamento e identità distinti; un’omofobia culturale; e l’assimilazione, nell’immaginario pubblico, di qualsiasi tenerezza o tattilità maschile all’omosessualità.
Nella Russia imperiale dell’inizio del XX secolo, e persino nella tarda epoca sovietica, queste condizioni coincidevano solo in parte: è vero che il muželožstvo veniva perseguito, ma un bacio scambiato per il christosovanie o un bacio “fraterno” dal podio non indicavano necessariamente l’identità sessuale. Le interviste alle generazioni più anziane nelle ricerche europee e russe dimostrano che le persone cresciute tra gli anni ‘20 e ‘50 percepiscono spesso le attuali restrizioni sulla tattilità maschile come un’assoluta novità.
Letteratura e fonti
- Anderson E. Homohysteria and the Inclusive Masculinity Theory. Journal of Men’s Studies. 2011.
- Bushnell J. Peasants in Uniform: The Tsarist Army as a Peasant Society. Journal of Social History. 1980.
- Roldugina I. Homosexuality in the Late Imperial Russian Navy: A Microhistory. 2021.
🇷🇺 LGBT History of Russia
General history
- The Story of a Medieval Arabic Source in Which the Women of the 'Rus' Were Called the World's First Lesbians
- Homosexuality in Ancient and Medieval Russia
- The Homosexuality of Russian Tsars Vasily III and Ivan IV the Terrible
- Homosexuality in the 18th-Century Russian Empire – Homophobic Laws Borrowed From Europe and How They Were Enforced
- Russian Empress Anna Leopoldovna and the Maid of Honour Juliana: Possibly the First Documented Lesbian Relationship in Russian History
- Peter the Great’s Sexuality: Wives, Mistresses, Men, and His Relationship with Menshikov
- A History of Kissing Between Men in Russia
- Polmuzhichye and Razmuzhichye in the Russian North: A History of Female Masculinity
Folklore
Biographies
- Grigory Teplov and the Sodomy Case in 18th-Century Russia
- The Diary of Pyotr Medvedev, a Bisexual Moscow Merchant, 1854–1863
- Sergei Romanov: A Homosexual Member of the Imperial Family
- Russian Poet Ivan Dmitriev, Young Favourites, and Same-Sex Desire in the Fables 'The Two Doves' and 'The Two Friends'
- Andrey Avinoff: A Russian Émigré Artist, Gay Man, and Scientist
- The Possible Homosexuality of Grand Duke Nikolai Mikhailovich of the Romanov Family
- Saint Moses the Hungarian – One of the First Queer Figures in Russian History?
- Aleksey Apukhtin: Homosexual, Poet, and Friend of Tchaikovsky