La storia di una fonte araba medievale in cui le donne del popolo «Rus» vennero definite le prime lesbiche al mondo
Tutto a causa di un errore di traduzione. L'originale si riferisce a un popolo mitologico del Corano.
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Nella letteratura accademica e divulgativa anglofona sulla storia della sessualità in Medio Oriente, si incontra talvolta l’affermazione secondo cui l’enciclopedista arabo medievale Shihab al-Din al-Nuwayri avrebbe scritto che le donne del popolo “Rus” praticavano l’amore omosessuale e che sarebbero state le prime nella storia dell’umanità a dedicarsi a tali pratiche.
Questa affermazione non è però supportata dalla fonte primaria. Un esame del testo arabo rivela infatti che non si tratta di una testimonianza etnografica sui Rus, bensì di un errore di traduzione. Al-Nuwayri non scrive di slavi o di scandinavi, ma di un popolo mitologico coranico associato alla demonologia.
Chi era al-Nuwayri e quando è vissuto
La confusione sorta nella letteratura occidentale attorno a questo frammento non riguarda solo il contenuto, ma anche la datazione. In diverse opere contemporanee che citano questo testo, tra cui quelle della ricercatrice Samar Habib, le date di vita dell’autore o la data di composizione del testo vengono indicate come “circa il 1241” (c. 1241).
Si tratta di un errore. L’autore del testo è Shihab al-Din Ahmad ibn ‘Abd al-Wahhab al-Nuwayri, uno storico, funzionario pubblico ed enciclopedista d’epoca mamelucca. Nacque nel 1279 in Egitto e morì nel 1333 al Cairo. Il frammento in questione è contenuto nella sua opera principale, il Nihāyat al-arab fī funūn al-adab, solitamente tradotto come “Il limite dei desideri nelle arti letterarie”.
Si tratta di un’enciclopedia in 33 volumi, per un totale di oltre 4.000 pagine nelle edizioni moderne. Copre una vasta gamma di argomenti: cosmologia, geografia, zoologia, storia dei profeti, poesia e storia politica del mondo islamico. La data “1241” comparsa nella letteratura successiva è probabilmente nata da un refuso, da una conversione negligente del calendario dell’Egira o dalla ripetizione acritica dell’errore di qualcun altro.
Anatomia di un disastro filologico: come sono nati i “Rus”
Un ruolo chiave nell’origine del mito delle “lesbiche Rus” è stato giocato da Samar Habib. È una ricercatrice e curatrice editoriale anglofona, nota per i suoi lavori sulla storia e la rappresentazione della sessualità femminile omosessuale nel contesto arabo e islamico.
Nel 2007 ha pubblicato il libro Female Homosexuality in the Middle East: Histories and Representations (“L’omosessualità femminile in Medio Oriente: storie e rappresentazioni”) e una serie di traduzioni in inglese di testi arabi medievali, inclusa una selezione nella rivista EnterText.
Nella sua traduzione di al-Nuwayri viene riportato il seguente frammento:
“Kassi ha detto che Ka’b ha detto: Il popolo dei Rus era numeroso, ed essi costruirono una città lunga quaranta miglia, e la chiamarono Rassan, che era anche il nome del loro re. Vissero a lungo nel loro paese, adorando Dio Onnipotente come merita di essere adorato, ma poi si allontanarono da questo e iniziarono ad adorare statue, e cominciarono a praticare la sodomia con le donne e a scambiarsele. Ogni uomo mandava la sua donna a un altro. Questo divenne insopportabile per le donne, e allora il diavolo andò da loro sotto le spoglie di una donna e insegnò loro lo sfregamento, e loro iniziarono a farlo. Ed essi sono il primo popolo a commettere sodomia sulle donne, e le cui donne si sfregano le une contro le altre”.
L’errore risiede nella traduzione di una singola parola. Habib ha reso il termine arabo الرس (al-Rass) con “Rus”. Tuttavia, nella grafia araba si tratta di due parole ben diverse:
- الرس (Alif-Lam-Ra-Sin) – è al-Rass (Rass)
- الروس (Alif-Lam-Ra-Waw-Sin) – è al-Rus (i Rus)
Al-Nuwayri scrive specificamente di al-Rass, non dei Rus. Nel suo testo c’è un capitolo separato dedicato agli Ashab al-Rass (أصحاب الرس) – i “Compagni del Pozzo” o “abitanti di al-Rass”. Si tratta di un popolo mitologico, menzionato brevemente per due volte nel Corano – nelle sure 25:38 e 50:12 – insieme ad altri popoli annientati a causa dei loro peccati, come gli ‘Ad e i Thamud.
Nell’esegesi islamica e nel genere delle Qisas al-anbiya (“Storie dei profeti”), attorno a questo breve riferimento coranico si è sviluppato un vasto corpus di leggende. Il nome Rassan (رسان), che Habib mantiene in traslitterazione, rimanda inequivocabilmente proprio a questa narrazione mitologica. È collegato al popolo di al-Rass, non ai Rus storici.
Da dove viene il racconto e di cosa parla il mito
Anche la catena di trasmissione del messaggio risulta distorta da Habib. La formula “Kassi ha detto che Ka’b ha detto” fa riferimento a una tradizione religiosa. “Kassi” in questo contesto è presumibilmente Abu al-Hasan al-Kisa’i (الكسائي), autore della raccolta “Storie dei profeti”. “Ka’b” è invece Ka’b al-Ahbar (كعب الأحبار), uno dei primi ebrei convertiti all’Islam nel VII secolo, divenuto un importante trasmettitore di isra’iliyyat, ossia le tradizioni giudeo-cristiane entrate a far parte della tradizione islamica.
In altre parole, al-Nuwayri non riporta informazioni su un popolo reale. Sta semplicemente rielaborando un antico mito religioso, messo per iscritto molto prima di lui.
La trama del mito è costruita secondo il modello standard del racconto religioso a scopo morale. Il popolo di al-Rass visse inizialmente in modo virtuoso, per poi cadere nell’idolatria. A ciò seguì un degrado morale: gli uomini iniziarono a praticare il sesso anale con le donne e a scambiarsi le mogli. Le donne si ritrovarono in una situazione che il mito descrive come insopportabile. A quel punto il diavolo, assunte sembianze femminili, insegnò loro le pratiche omosessuali femminili.
Per indicare questa pratica, nella tradizione araba viene utilizzato il termine sihaq (سحاق) o sahq (سحق). La radice S-H-Q significa “strofinare”, “sfregare”, “schiacciare”. Nel contesto giuridico ed erotico la parola si è affermata per indicare l’omosessualità femminile, in particolare il tribadismo, ovvero il reciproco sfregamento dei genitali. Il termine inglese grinding usato nella traduzione di Habib in questo passaggio ne rispecchia sostanzialmente il senso. Le donne che praticavano il sihaq venivano chiamate sahiqat (سحاقات) o musahiqat (مساحقات).
L’affermazione secondo cui le donne del popolo di al-Rass sarebbero state le “prime persone” o la “prima nazione” (awwal umma) a praticare il sihaq, non deve essere intesa come un resoconto storico. È parte di un modello letterario e religioso.
Nella storiografia e letteratura araba esisteva il genere degli awa’il (أوائل) – i racconti sui “primati”, che descrivevano cioè chi avesse compiuto per primo una determinata azione. In questi testi si elencava chi per primo avesse cucito dei vestiti, chi avesse bevuto vino per primo, chi avesse impugnato per primo una spada, e così via. Nella mitologia religiosa, l’origine delle pratiche omosessuali maschili era strettamente legata al popolo di Lot. Per le pratiche omosessuali femminili era necessario un racconto eziologico analogo. Nella tradizione folcloristica ed esegetica, questa funzione venne attribuita proprio alle donne del popolo di al-Rass.
Come gli autori arabi scrivevano in realtà dei Rus
Questo errore risulta ancora più evidente alla luce del modo in cui i veri Rus vengono descritti nella geografia medievale araba. Negli scritti di Ibn Fadlan, al-Mas’udi, Ibn Hawqal e di altri autori, i Rus (الروس) sono descritti come un popolo nordico di mercanti e guerrieri.
Gli autori arabi prestavano attenzione al loro aspetto, alle loro armi e alla loro fisicità. I Rus venivano descritti come persone alte, “simili a palme”, e se ne menzionavano i tatuaggi e l’aspetto marziale. Tuttavia, erano proprio i loro costumi sessuali e l’igiene a suscitare disgusto e shock negli osservatori musulmani. Nel X secolo, Ibn Fadlan scrisse che i Rus consumavano rapporti sessuali eterosessuali con le loro schiave in pubblico, davanti agli occhi dei compagni. Lo stesso autore descrisse dettagliatamente un rito funebre che includeva sacrifici umani: al funerale di un nobile Rus, infatti, veniva uccisa una fanciulla.
La sessualità femminile omosessuale nel Medioevo arabo
L’errore di traduzione non annulla però un altro fatto: il tema della sessualità femminile omosessuale è effettivamente presente nella letteratura araba medievale ed è ben documentato.
Come dimostrano le ricerche, tra cui i lavori di Sahar Amer, i medici, i giuristi e i letterati arabi discutevano del sihaq già dal IX secolo. L’atteggiamento nei suoi confronti era ambivalente, ma all’interno del diritto islamico veniva considerato un peccato. Allo stesso tempo, il sihaq non era equiparato allo zina, poiché non comportava la penetrazione con un organo maschile. Di conseguenza, non prevedeva la pena di morte; la punizione rientrava nell’ambito del ta’zir, ovvero l’insieme di sanzioni corporali o disciplinari a discrezione del giudice.
Bibliografia e fonti
- Al-Nuwayri, Shihab al-Din. The Ultimate Ambition in the Arts of Erudition. Penguin Books, 2016.
- Habib, Samar. Female Homosexuality in the Middle East: Histories and Representations. Routledge, 2007.
- Amer, Sahar. Crossing Borders: Love Between Women in Medieval French and Arabic Literatures. University of Pennsylvania Press, 2008.
🇷🇺 LGBT History of Russia
General history
- The Story of a Medieval Arabic Source in Which the Women of the 'Rus' Were Called the World's First Lesbians
- Homosexuality in Ancient and Medieval Russia
- The Homosexuality of Russian Tsars Vasily III and Ivan IV the Terrible
- Homosexuality in the 18th-Century Russian Empire – Homophobic Laws Borrowed From Europe and How They Were Enforced
- Russian Empress Anna Leopoldovna and the Maid of Honour Juliana: Possibly the First Documented Lesbian Relationship in Russian History
- Peter the Great’s Sexuality: Wives, Mistresses, Men, and His Relationship with Menshikov
- A History of Kissing Between Men in Russia
- Polmuzhichye and Razmuzhichye in the Russian North: A History of Female Masculinity
Folklore
Biographies
- Grigory Teplov and the Sodomy Case in 18th-Century Russia
- The Diary of Pyotr Medvedev, a Bisexual Moscow Merchant, 1854–1863
- Sergei Romanov: A Homosexual Member of the Imperial Family
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- Andrey Avinoff: A Russian Émigré Artist, Gay Man, and Scientist
- The Possible Homosexuality of Grand Duke Nikolai Mikhailovich of the Romanov Family
- Saint Moses the Hungarian – One of the First Queer Figures in Russian History?
- Aleksey Apukhtin: Homosexual, Poet, and Friend of Tchaikovsky