Adamo prima di Eva: maschio o androgino? Dibattiti teologici dai Padri della Chiesa ai giorni nostri
Un'analisi queer-teologica completa e dettagliata della teoria dell'androginia di Adamo.
Contenuti

Nel secondo capitolo della Genesi si narra che Dio creò Eva dalla costola di Adamo. Da qui sorge una domanda fondamentale: qual era lo status di Adamo dal punto di vista del sesso o del genere prima della comparsa di Eva, in un momento in cui la “donna”, come categoria sociale e linguistica distinta, non era ancora stata introdotta nella narrazione?
Gli autori che hanno analizzato in dettaglio questo episodio indicano talvolta un possibile indizio nei primi due capitoli della Genesi: prima della creazione di Eva, Adamo potrebbe essere stato concepito come un essere androgino. Per androginia si intende qui la combinazione di tratti maschili e femminili in un unico essere; in tal caso, Adamo prima della comparsa di Eva poteva essere considerato bisessuato.
Viene proposta anche un’altra interpretazione: il primo essere umano potrebbe non aver avuto alcun sesso all’inizio, e la differenziazione in uomo e donna sarebbe avvenuta in seguito, nel corso del racconto. L’ipotesi androgina ha tuttavia dei critici che rifiutano questa lettura e offrono spiegazioni alternative.
Questo articolo esamina entrambe le posizioni: gli argomenti su cui si fonda l’interpretazione androgina e le obiezioni sollevate dai suoi oppositori.
Due racconti della creazione dell’umanità nella Bibbia
Nel libro della Genesi ci sono due diverse descrizioni della creazione dell’umanità. Nel primo capitolo si dice che Dio creò l’umanità simultaneamente:
«Così Dio creò l’uomo [adam = umanità] a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò».
— Traduzione CEI
Nel secondo capitolo la sequenza è diversa: prima viene creato l’uomo e la donna appare in seguito, dalla sua costola:
«Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo [adam], una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse:
“Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”».— Traduzione CEI
Le differenze tra questi capitoli sono evidenti sia nel contenuto che nello stile, e attirano da tempo l’attenzione degli studiosi. Nella moderna esegesi biblica e in teologia è diffusa la spiegazione secondo cui il libro della Genesi si sia sviluppato da diverse tradizioni, successivamente unite in un unico testo. Su questa premessa si fonda l’ipotesi documentale. Essa non pretende di fornire una prova definitiva, ma parte dal presupposto che diversi frammenti della Scrittura possano avere origini differenti.
Di solito si ritiene che il primo capitolo sia legato alla fonte sacerdotale. In esso Dio è designato con il termine “Elohim”, che in italiano viene reso come “Dio”. Il secondo capitolo è spesso attribuito alla tradizione jahvista, dove viene utilizzata la combinazione “Jahvè Elohim”, cioè “il Signore Dio”.
Anche la struttura di questi frammenti è diversa. Il primo capitolo è costruito in modo rigoroso e ritmico, quasi come un piano sequenziale: in sei giorni Dio crea la luce, la terraferma, le piante, gli animali e infine l’essere umano. Si tratta di una narrazione cosmologica incentrata sul mondo nel suo insieme.
Nel secondo capitolo l’attenzione si sposta sull’essere umano e sul suo ambiente più prossimo. Qui compaiono Adamo ed Eva, viene menzionato il giardino dell’Eden e vengono descritte le prime relazioni dell’essere umano con gli animali.

Sul significato della parola “adam”
Nel lessico ebraico dell’Antico Testamento di Brown-Driver-Briggs si distinguono tre significati principali dell’antico termine ebraico ‘ādam. In primo luogo, può significare “uomo” (maschio); in secondo luogo, “umanità nel suo complesso”; e in terzo luogo, può fungere da nome proprio “Adamo”, per indicare il primo essere umano.
Nei testi biblici, alla parola ‘adam si unisce spesso l’articolo determinativo ha-, formando ha-adam. Questa espressione può essere tradotta come “l’essere umano” o “l’umanità”. È proprio questa forma a ricorrere con particolare frequenza nel racconto della creazione dei primi esseri umani nel giardino dell’Eden.
All’inizio del XXI secolo, il rabbino ortodosso americano Pinchas Stolper ha analizzato in dettaglio questo termine in una serie di articoli. Ha posto l’attenzione sul versetto di Genesi 2:18: «Poi il Signore Dio disse: non è bene che ha-adam sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli corrisponda». Da qui sorge la domanda: chi designa esattamente la parola ha-adam?
Per Stolper, non si tratta di ‘ish (“uomo” nel senso di maschio) né di adam inteso in senso stretto come “uomo maschio”, ma di un essere particolare. La sua natura, secondo l’autore, è chiarita da un altro frammento, Genesi 1:27: «Così Dio creò ha-adam a sua immagine; maschio e femmina li creò». Stolper, come molti pensatori ebrei prima di lui, interpreta questo versetto come stratificato.
Inizialmente ha-adam si presenta come un tutto unico. Successivamente si specifica che in questo essere erano originariamente presenti sia il principio maschile che quello femminile. Solo dopo avviene la separazione: da un unico essere ne emergono due — “li creò”.
Questa è una corrente della tradizione ebraica. Sorge quindi la domanda successiva: come affrontano questo tema gli autori cristiani?
Due prospettive: tradizionalista ed egualitaria
Fin dai primi secoli del cristianesimo, l’idea di un essere umano originariamente androgino ha suscitato interesse e dibattiti. Ne discutevano già i Padri della Chiesa, ma la discussione si è riaccesa in modo particolare negli anni ‘80 e ‘90, soprattutto in ambito evangelico. Nel tempo si sono delineate due posizioni generali: quella tradizionalista e quella egualitaria.
I tradizionalisti rifiutano l’idea di un Adamo androgino. A loro avviso, Dio ha creato fin dall’inizio l’uomo e la donna come esseri distinti, ma complementari. Un esponente di spicco di questa posizione è il pastore protestante americano Raymond Ortlund Jr., che ha sviluppato la dottrina del complementarismo, secondo cui l’uomo e la donna sono uguali in dignità davanti a Dio, ma differiscono per vocazione e ruolo, così come stabiliti nell’atto stesso della creazione.
Ortlund sosteneva che la leadership maschile e l’uguaglianza dei sessi non si escludono a vicenda, ma coesistono all’interno di un unico modello. Si richiamava ai primi capitoli della Genesi, in cui la parola adam può significare sia “essere umano” che “uomo”. Per Ortlund, questa ampiezza semantica indicava un ruolo particolare dell’uomo come origine e capo rispetto alla donna.
Gli egualitari affrontano la questione in modo diverso. Pongono l’accento sul contesto culturale e sulle caratteristiche linguistiche dei testi biblici. L’antico ebraico si è sviluppato in una società patriarcale in cui gli uomini occupavano posizioni di vertice; di conseguenza, le forme grammaticali maschili venivano spesso utilizzate per indicare l’umanità nel suo complesso. Gli egualitari considerano questo aspetto come un tratto del contesto storico, piuttosto che come un’espressione diretta della volontà divina.
Inoltre, alcuni egualitari — e non solo autrici femministe — si spingono oltre, affermando che l’essere umano diventa completo solo con la comparsa della donna. In questa lettura, la donna non figura come un essere secondario, ma come il compimento della creazione.
Queste controversie hanno ravvivato l’interesse per concezioni alternative sulla natura del primo essere umano. In questo contesto, si è tornati a discutere attivamente le ipotesi di un Adamo asessuato o di un Adamo androgino.
La teoria androgina
Nel primo capitolo della Genesi è scritto: «Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina li creò» (Genesi 1:27). Già alcuni antichi esegeti ebrei vedevano in queste parole un indizio del fatto che l’essere umano fosse stato originariamente concepito come una creatura unica e unificata: un androgino. Secondo questa interpretazione, in seguito Dio avrebbe diviso questo unico essere in due sessi.
Nel secondo capitolo la narrazione è strutturata diversamente: Adamo cade in un sonno profondo e Dio crea la donna dalla sua costola. A prima vista, sembra esserci una contraddizione tra i due racconti. Tuttavia, molti teologi ritengono che non vi sia alcuna reale contraddizione: a loro avviso, il primo capitolo parla dell’integrità dell’essere umano come immagine di Dio, mentre il secondo descrive il dispiegarsi di questa integrità in due esseri distinti.
Da questa linea di lettura, nella tradizione cristiana si è sviluppata l’idea di un Adamo androgino: il primo essere umano era una creatura unica che racchiudeva in sé entrambi i sessi, e la divisione in uomo e donna divenne un modo per esprimere un’unica natura umana in due persone.
La storia di questa idea e il suo sviluppo possono essere tracciati attraverso i testi degli gnostici, la letteratura rabbinica e le opere di teologi e filosofi, dai Padri della Chiesa fino ai moderni sostenitori e critici della teoria androgina.
A favore dell’androginia di Adamo
Testi gnostici e letteratura rabbinica
Il motivo dei primi esseri umani come androgini ricorre frequentemente nella letteratura apocrifa degli gnostici (I-IV secolo d.C.). Gli gnostici erano esponenti di correnti religiose della prima antichità che consideravano il mondo materiale come la creazione imperfetta di una divinità inferiore (il Demiurgo) e vedevano la salvezza nell’acquisizione di una conoscenza spirituale segreta.
Nell’Apocalisse di Adamo — uno dei testi dei codici di Nag Hammadi (una collezione di antichi manoscritti scoperti in Egitto nel 1945) — si riflette l’idea che Adamo ed Eva siano stati creati simultaneamente. Secondo questo testo, furono creati dal Demiurgo, ma poi il vero Dio «ci divise» (1:4). Motivi simili si riscontrano anche nell’Apocrifo di Giovanni gnostico.
Nella letteratura rabbinica — il Talmud e i midrashim — l’idea dell’androginia del primo essere umano è discussa in dettaglio. Nel midrash Bereshit Rabbah (IV-V secolo d.C.) viene citata un’affermazione del rabbino palestinese Jeremiah ben Eleazar:
«Nell’ora in cui il Santo, benedetto Egli sia, creò il primo essere umano, lo creò come androgino [androginos], poiché è detto: “maschio e femmina li creò”».
Nello stesso midrash, il rabbino Samuel bar Nahman aggiunge:
«Lo creò con due volti [diprosopos], lo segò in due metà, girò un lato di qua, l’altro di là».
Nel midrash Vayikra Rabbah (metà del III secolo d.C.), il rabbino Shimon ben Lakish specifica che Adamo fu creato con due corpi (letteralmente, due schiene): uno maschile, l’altro femminile. Queste descrizioni riecheggiano il mito del Simposio di Platone, in cui Zeus taglia a metà esseri umani androgini originariamente integri. L’uso di prestiti linguistici greci nei midrashim indica anche l’influenza della cultura ellenistica.
Il Talmud babilonese (trattati Eruvin 18a, Berakhot 61a) conserva il motivo della natura bifronte di Adamo, facendo riferimento al Salmo 139: «Alle spalle e di fronte mi circondi» (Sal 139:5). I rabbini interpretavano l’ordine delle parole “alle spalle e di fronte” come un’indicazione di due volti.
A questa idea è legata una specifica interpretazione della creazione di Eva dalla costola. Nell’antico ebraico, la parola tzela può significare non solo “costola”, ma anche “lato” (come, ad esempio, in Esodo 26:20). Basandosi su questo, i rabbini sostenevano che Eva fosse stata creata dal secondo lato dell’androgino originario. Nel Talmud si sviluppa un’intera discussione: alcuni saggi ritenevano che la parola tzela significasse “volto” (ed Eva sarebbe stata creata dal secondo volto), mentre altri credevano che questo termine implicasse una “coda” con la quale Adamo era stato originariamente creato e da cui sarebbe apparsa la donna.
I Padri della Chiesa: Gregorio di Nissa e Massimo il Confessore
Uno dei primi autori cristiani ad affrontare sistematicamente il ruolo del sesso nel disegno di Dio fu Gregorio di Nissa, teologo e filosofo del IV secolo, venerato come Padre della Chiesa. Nel trattato La creazione dell’uomo (De hominis opificio), riflettendo sulle parole della Genesi riguardo alla creazione dell’essere umano “a immagine di Dio”, giunse alla conclusione che nell’immagine divina non vi è alcuna divisione sessuale.
Richiamandosi alle parole dell’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati — «non c’è maschio e femmina» — Gregorio sosteneva che in origine l’essere umano esisteva al di fuori della distinzione “maschio/femmina”. Scriveva:
«Poiché la Scrittura dice prima: “Dio creò l’uomo a immagine di Dio”, mostrando con queste parole, come dice l’apostolo, che in tale essere non c’è maschio né femmina; poi aggiunge le proprietà distintive della natura umana, vale a dire: “Maschio e femmina li creò”».
— Gregorio di Nissa, La creazione dell’uomo
Secondo il pensiero di Gregorio, l’essenza umana come immagine di Dio non include originariamente la differenziazione sessuale. La divisione in due sessi appartiene alla dimensione corporea della natura. Dio, prevedendo la Caduta e la mortalità, aveva predisposto in anticipo la riproduzione attraverso la divisione sessuale. Ma questa “aggiunta” non fa parte dell’archetipo divino e si manifesta man mano che la condizione umana si avvicina al mondo animale. In questo schema, il sesso figura come una proprietà temporanea dell’essere umano.
Da ciò Gregorio deduceva che dopo la resurrezione la differenza tra i sessi scomparirà. Nel Vangelo di Matteo si dice che i risorti «non prendono moglie né marito, ma sono come angeli nel cielo». Per Gregorio questo indicava il ripristino dell’originaria integrità della natura umana. Tuttavia, egli non affermava che Adamo possedesse fisicamente organi maschili e femminili allo stesso tempo. Per “androginia”, Gregorio intendeva principalmente la condizione spirituale dell’essere umano prima della Caduta.
Questa linea fu sviluppata da Massimo il Confessore. Negli Ambigua (Ambiguum 41), egli descrisse la distinzione “maschio/femmina” come l’ultima delle cinque divisioni fondamentali del mondo. Cristo, secondo Massimo, rimuove queste barriere, guarisce il creato e lo riporta alla sua unità originaria. Se Adamo non avesse trasgredito il comandamento, la continuazione del genere umano sarebbe avvenuta in un altro modo, non “animale”. Anche in questo caso, non si tratta di un’androginia fisica, ma del ripristino della condizione dell’“uomo semplice” nel paradiso, dove la divisione sessuale perde di significato poiché è legata alla morte e alla corruzione.
Nel IX secolo, questo tema fu ripreso da Giovanni Scoto Eriugena. Nel trattato Sulla divisione della natura (De divisione naturae), egli considerava la differenza sessuale come un caso particolare di una più ampia frattura cosmica. All’inizio, a suo avviso, tutto esisteva come un’unità e dimorava in Dio. Dopo la Caduta, questa integrità fu infranta e l’essere umano si trovò diviso in uomo e donna.
Secondo Eriugena, se l’essere umano non avesse peccato, avrebbe continuato a vivere nella conoscenza della sua vera natura spirituale e non avrebbe avuto bisogno di riprodursi “da due sessi”, come gli animali. Cristo riporta ciò che è diviso all’unità e ricongiunge l’essere umano a Dio, sebbene la restaurazione definitiva sia possibile solo alla fine dei tempi.
Jakob Böhme e Franz von Baader
All’inizio del XVII secolo, il teosofo tedesco Jakob Böhme espose in modo sistematico la dottrina di un Adamo androgino. Secondo il suo pensiero, prima della Caduta l’essere umano era una creatura bisessuata in cui i principi maschile e femminile costituivano un’unità inseparabile. Questo essere umano primordiale è descritto da Böhme in termini volutamente figurativi:
«Adamo era un uomo, così come una donna, eppure allo stesso tempo né l’uno né l’altra, ma una vergine, ricolma di castità, purezza e innocenza, come immagine di Dio».
— Jakob Böhme
In altre parole, in Adamo entrambi i principi erano uniti in una forma perfetta e non decaduta. Böhme associava questo stato alla presenza di due “tinture” (forze spirituali interiori): una maschile, “ignea”, e una femminile, “luminosa”. Grazie al loro equilibrio, l’Adamo ideale, secondo Böhme, poteva generare prole da se stesso, senza un partner.
Böhme intendeva la Caduta come una scissione radicale dell’intero originario. Secondo la sua versione, Adamo, osservando gli animali con sessi differenziati, desiderò la stessa cosa. Questo desiderio fu interpretato come un’espressione di arbitrio. Allora Dio separò da Adamo la parte femminile e creò Eva. Allo stesso tempo, Adamo perse la sua essenza celeste: Sophia, la Saggezza Divina, l’eterna “vergine celeste”. Da quel momento, Adamo divenne solo la metà della pienezza precedente, ed Eva una parte alienata dell’unità originaria.
Böhme collegava la redenzione al recupero dell’integrità perduta. Cristo figura per lui come il “nuovo Adamo”, nel quale i principi maschile e femminile sono nuovamente uniti in perfetta unità. In questa logica si spiegano la nascita di Gesù dalla Vergine, il suo celibato e l’assenza di necessità di una sposa: un’integrità androgina interiore è già presente in Lui. Dopo la resurrezione, secondo Böhme, anche gli esseri umani potranno ripristinare lo stato dell’Adamo primordiale.
Nel XIX secolo, il filosofo mistico tedesco Franz von Baader sviluppò le idee di Böhme in una direzione simile. Anche lui sosteneva che l’essere umano in origine fosse androgino e potesse riprodurre la vita senza la divisione in due sessi. Tuttavia, la Caduta distrusse questa integrità:
«Quando Adamo cadde, perse la parte femminile dell’immagine virginale, così come Eva perse quella maschile. Da allora l’uomo e la donna separatamente sono solo frammenti, che bramano di ricongiungersi».
— Franz von Baader
Nella filosofia di Baader, il tema del matrimonio assume un’importanza particolare. Egli lo considerava non tanto come un mezzo per la procreazione, quanto come un sacramento spirituale volto a ripristinare l’integrità umana. Baader definiva l’unione cristiana una “piccola resurrezione”: nell’amore, i coniugi si aiutano a vicenda a superare la propria unilateralità, per cui l’uomo scopre in sé il femminile, e la donna il maschile.
«Lo scopo del matrimonio è restituire al marito e alla moglie la loro originaria integrità androgina dell’immagine di Dio».
— Franz von Baader

Vladimir Solov’ëv, Nikolaj Berdjaev e Vasilij Rozanov
Alla fine del XIX secolo, il filosofo russo Vladimir Solov’ëv rielaborò il tema dell’androgino conferendogli un significato etico-religioso. Conoscendo bene gli insegnamenti mistici di Franz von Baader e Jakob Böhme, vide nella figura dell’androgino un simbolo della futura perfezione umana.
Nel trattato Il significato dell’amore, Solov’ëv sosteneva che una persona non può essere veramente integra rimanendo solo uomo o solo donna: la pienezza è possibile solo come unità dei due principi. L’amore sessuale, secondo il suo pensiero, è dato non solo per la procreazione, ma soprattutto come forza che supera l’egoismo e la separazione. In questo senso, il sentimento terreno diventa un passo verso il ripristino dell’immagine integra di Dio.
Allo stesso tempo, Solov’ëv sottolineava che non si tratta di una fusione fisica, ma di un androginismo spirituale — un’integrità interiore destinata a realizzarsi pienamente solo alla fine della storia. Egli intendeva la Caduta come la perdita di questa integrità, e la salvezza come il suo recupero.
Un posto speciale nella sua filosofia era occupato dalla sofiologia — la dottrina della Sapienza Divina (Sophia). Solov’ëv collegava l’“eterno femminino” di Sophia al tema androgino: Sophia incarnava l’immagine dell’Anima Universale trasfigurata, in cui i principi maschile e femminile sono inseparabili. Queste idee influenzarono notevolmente il pensiero religioso russo dell’inizio del XX secolo. L’immagine dell’androgino assunse per lui un significato cristiano-romantico: come appello a un amore trasfigurante e come prefigurazione della futura unione dell’umanità in un unico essere umano in Cristo.
Nikolaj Berdjaev, sviluppando gli impulsi della filosofia di Solov’ëv, formulò una propria metafisica del sesso. Egli sosteneva che l’immagine di Dio non può essere rintracciata nell’uomo o nella donna presi separatamente: essa si rivela solo nell’essere umano integro, androgino:
«Né l’uomo né la donna sono l’immagine e la somiglianza di Dio, ma solo l’androgino, l’uomo integro. La differenziazione del maschile e del femminile è una conseguenza della caduta cosmica di Adamo. La formazione di Eva ha gettato il vecchio Adamo in balia della sessualità della specie, lo ha incatenato al “mondo” naturale, a “questo mondo”. Il “mondo” ha catturato Adamo e lo domina attraverso il sesso; nel punto della sessualità Adamo è incatenato alla necessità naturale. Il potere di Eva su Adamo è diventato il potere di tutta la natura su di lui. L’essere umano, legato alla Eva generatrice, è diventato schiavo della natura, schiavo della femminilità, separata e differenziata dalla sua immagine e somiglianza divina androgina. L’uomo cerca di ripristinare la propria immagine androgina attraverso l’attrazione sessuale verso la natura femminile perduta».
— Nikolaj Berdjaev, Il senso della creazione
Come Solov’ëv, Berdjaev vedeva nell’amore tra i sessi il desiderio di recuperare l’unità perduta. Ma sottolineava che la passione corporea porta più spesso al conflitto e all’incomprensione reciproca piuttosto che all’armonia. Il vero superamento della divisione dei sessi, secondo il suo pensiero, è possibile solo nel Regno di Dio.
Berdjaev interpretava la figura di Cristo come l’esempio dell’“Uomo Assoluto” — un nuovo Adamo celeste, in cui i principi maschile e femminile sono già riconciliati. Pertanto, Gesù nella sua vita terrena fu vergine «non perché negasse l’amore, ma perché incarnava già l’Uomo integro, celestiale e androgino».
«Solo quell’uomo che ha ripristinato la propria integrità, la propria verginità, la propria immagine androgina, può realizzare pienamente la sua vocazione creativa».
— Nikolaj Berdjaev, La filosofia della libertà
In questo contesto, Berdjaev intendeva l’ideale cristiano della castità non come una negazione del sesso, ma come un’anticipazione di una personalità rinnovata, che va oltre la divisione biologica.
Motivi affini si ritrovano anche in Vasilij Rozanov, pensatore ortodosso russo dell’inizio del XX secolo. Egli riteneva che il primo essere umano fosse un androgino — una creatura integra, non ancora divisa in maschile e femminile. Il sesso, secondo la sua versione, emerse in seguito e si rivelò legato non tanto al disegno originario del Creatore, quanto a un sistema di divieti morali.
Nel libro Gli uomini di luce lunare, Rozanov scriveva che il sesso rappresenta una grandezza integra da cui scaturisce l’attrazione reciproca dell’uomo verso la donna e della donna verso l’uomo. Era turbato da una domanda: se la riproduzione è la legge fondamentale della natura, perché Dio ha creato all’inizio un solo essere umano? Altrettanto sorprendente era il fatto che Eva, il cui nome si traduce come “madre dei viventi”, fosse stata tratta da Adamo. Per Rozanov, questo significa che in Adamo era già presente il principio femminile. In questa lettura, la creazione di Eva non appare come l’inizio, ma come il compimento della creazione: essa è, secondo la sua formulazione, “l’ultima novità” del mondo.
Un posto a sé nelle riflessioni di Rozanov era occupato dal tema dell’omosessualità. Egli definiva l’omosessuale come «un terzo essere umano accanto ad Adamo ed Eva; in sostanza, è quell’Adamo da cui Eva non è ancora uscita; il primo Adamo completo. È più antico di quel primo uomo che iniziò a riprodursi». Nell’omosessualità il filosofo vedeva la manifestazione di uno strato più antico della natura umana, che precede la divisione dei sessi e la comparsa della riproduzione.
L’Adamo androgino nel protestantesimo contemporaneo: Johannes de Moor, Phyllis Trible, Rebecca Groothuis
Nella seconda metà del XX secolo, l’idea di un primo essere umano androgino ha trovato nuovo sviluppo negli studi biblici protestanti. Questo spostamento è stato favorito dagli studi di genere, dall’esegesi femminista e dai più ampi dibattiti filosofici dell’epoca. All’interno di questi approcci, alcuni studiosi hanno proposto di leggere Genesi 1:27 in questo modo: Dio crea l’umanità come un essere in cui il maschile e il femminile sono presenti simultaneamente. In questa interpretazione, il versetto potrebbe suonare come: «Dio lo creò [l’umanità] maschio-femmina».
Un ruolo di rilievo in questa discussione è stato svolto dallo studioso olandese Johannes Cornelis de Moor, specialista in lingue semitiche e religioni dell’antico Vicino Oriente. Egli sosteneva che l’autore del primo capitolo della Genesi concepisca il primo essere umano come un androgino e colleghi direttamente questa condizione all’immagine di Dio. Interpretando l’espressione “immagine di Dio” in senso letterale, de Moor estendeva l’idea di androginia non solo all’essere umano, ma a Dio stesso. Nella sua interpretazione, Dio risulta essere bisessuato.
A sostegno della sua tesi, de Moor si richiamava alle religioni dell’antico Oriente, dove le divinità creatrici univano spesso in sé i principi maschile e femminile. A suo avviso, l’androginia vi era percepita come un segno del divino. Attraverso di essa, riteneva, si tracciava un confine tra la sfera soprannaturale e il mondo umano, in cui i sessi sono, al contrario, separati.
De Moor prestava particolare attenzione alla grammatica di Genesi 1:27. Nel versetto si alternano le forme «lo creò [l’umanità]» e «li creò [maschio e femmina]». A suo parere, in origine qui poteva esserci un pronome al numero duale — una forma che indica non una pluralità, ma una coppia. In seguito, supponeva, questo sarebbe stato sostituito dal plurale “li”. De Moor supportava questo argomento con esempi tratti da altre lingue semitiche e dai commentari rabbinici. In questa lettura, adam nel primo capitolo figura come un essere androgino, contemporaneamente uomo e donna.
La biblista americana e una delle fondatrici dell’esegesi femminista Phyllis Trible riteneva anch’essa che in Genesi 1:27 Dio crei Adamo come maschio e femmina all’interno di un unico atto creativo. Uno dei suoi argomenti è legato al secondo capitolo della Genesi. Ancor prima della creazione di Eva, il divieto di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza (Genesi 2:16-17) è rivolto non a un “uomo” maschio, ma ad adam come essere umano in generale. Da ciò Trible deduceva che prima della divisione in due sessi, Adamo è concepito come androgino.
Trible faceva notare che per quasi tutto il secondo capitolo della Genesi, fino al versetto 2:23, nel testo viene usata solo la parola adam. Poi risuona la battuta di Adamo: «Questa volta essa è osso dalle mie ossa e carne dalla mia carne. La si chiamerà ishshah (donna), perché è stata tolta da ish (uomo)». Di conseguenza, una designazione propriamente maschile appare solo nel momento in cui compare la donna. In questa struttura narrativa, il punto di partenza risulta essere l’androginia, mentre la differenziazione dei sessi e l’emergere della sessualità sono associati alla creazione della donna. La comparsa della donna diventa simultaneamente la “nascita” dell’uomo: solo in risposta a lei Adamo nomina se stesso per la prima volta e prende coscienza di sé come maschio.
Allo stesso tempo, Trible respingeva esplicitamente la tesi secondo cui il racconto jahvista della creazione di Eva dalla costola renda la donna un sesso secondario e dipendente. Al contrario, secondo il suo pensiero, è proprio la creazione della donna a costituire il culmine della narrazione. Essa non è un dettaglio marginale, ma il vertice della storia della creazione. Trible collegava questa conclusione alla struttura del testo: in Genesi 1 l’essere umano appare per ultimo e diventa la corona del mondo; allo stesso modo, nel secondo capitolo, nel racconto jahvista, Eva, emergendo per ultima, risulta essere la prima per importanza.
Anche la scrittrice e attivista americana per l’uguaglianza biblica dei sessi Rebecca Groothuis ha richiamato l’attenzione su queste caratteristiche del testo. Sottolineava che il nome Adamo non indica un sesso e si traduce letteralmente dall’antico ebraico come “terrestre”. Da ciò Groothuis deduceva che l’essere umano è chiamato adam perché funge da unico rappresentante dell’umanità, e la sua identità è definita in primo luogo dalla natura umana, non dal sesso maschile. Prima della comparsa della donna, secondo la sua interpretazione, Adamo rimane un essere umano dalla forma sessuale indefinita.
Groothuis si richiamava anche a Genesi 5:1-2, dove si dice che Dio creò il maschio e la femmina e li chiamò entrambi adam: «Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio. Maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò “uomo” [adam] quando furono creati».
L’autore cristiano americano Donald Joy ha proposto un parallelo biologico. Nelle prime fasi di sviluppo, l’embrione ha una forma femminile e le differenze sessuali si manifestano solo verso la nona settimana. Secondo l’osservazione di Groothuis, qui si può scorgere lo stesso schema: sia nella storia della creazione che nello sviluppo biologico è inizialmente presente un’indeterminatezza del sesso, e in seguito emerge la divisione in maschile e femminile. Joy lo formulava così: «Iniziamo tutti uguali in Adamo, ma iniziamo anche tutti uguali nell’embrione. La creazione si ripete in ogni concepimento».
Groothuis sottolineava che le sue argomentazioni non pretendono di avere lo status di rigoroso dogma teologico. Tuttavia, a suo avviso, il testo biblico stesso consente una simile interpretazione. L’uomo non è stato il “primo” essere: prima c’era un essere umano-androgino, e la donna non è emersa come un’appendice a lui. Dio ha creato un’umanità in cui l’uomo e la donna insieme costituiscono “Adamo”. Lui è un essere umano, e lei è un essere umano.

Contro la teoria dell’androginia di Adamo
Alla fine del XX secolo, i principali dibattiti sulla teoria dell’androginia di Adamo si sono svolti soprattutto in ambito protestante. È qui che sono state formulate le obiezioni più serie. Pertanto, le interpretazioni protestanti sono particolarmente importanti per questa discussione: è in esse che l’argomentazione è risultata più articolata.
Gerhard von Rad e Werner Neuer
Il teologo protestante tedesco del XX secolo Gerhard von Rad ha analizzato il testo della Genesi da un punto di vista linguistico. Ha richiamato l’attenzione sul fatto che in Genesi 1:27 viene prima utilizzato un pronome maschile singolare — “lo”, e poi compare la forma plurale — “li”. Secondo von Rad, questo cambiamento grammaticale dimostra che in origine non si parlava di una persona bisessuata. Se l’autore avesse avuto in mente un androgino, il plurale “li” non sarebbe stato necessario. Von Rad ha anche messo in guardia da un’eccessiva “spiritualizzazione” del testo, ricordando che l’essere umano è stato creato a immagine di Dio non solo in senso spirituale, ma anche come creatura corporea.
Una posizione simile è stata assunta dal pastore evangelico tedesco Werner Neuer. Egli sosteneva che Dio avesse concepito fin dall’inizio l’essere umano come una creatura di due sessi: i principi maschile e femminile facevano parte del disegno originario e non erano un’aggiunta tardiva. Secondo Neuer, l’idea di un Adamo androgino è entrata nella tradizione cristiana dall’esterno — attraverso la filosofia di Platone, attraverso le opere del pensatore ebreo Filone (influenzato dal platonismo) e attraverso gli gnostici.
I sostenitori della teoria androgina hanno obiettato a Neuer che questo motivo è effettivamente presente in Platone, ma nel Medioevo è stato reinterpretato in chiave cristiana. Nella loro esposizione, la differenza consiste in questo: in Platone l’androgino è un’unità indivisibile in cui gli opposti si dissolvono l’uno nell’altro. Nella filosofia cristiana, l’androgino è più spesso inteso come un’unità dinamica: il maschile e il femminile mantengono la loro distinzione, ma si completano a vicenda.
Anche la causa della separazione viene spiegata in modo diverso. In Platone è una decisione di Zeus, e il filosofo non offre una chiara via d’uscita dalla situazione. Nel pensiero cristiano medievale, il ripristino dell’integrità è collegato all’amore o alla castità, e in ultima prospettiva alla salvezza e al Regno di Dio.
Neuer sottolineava che la conferma dell’ipotesi di un Adamo bisessuato modificherebbe radicalmente la concezione cristiana della natura umana e della sessualità. In tal caso, l’appartenenza sessuale non farebbe parte del disegno originario di Dio e verrebbe percepita come qualcosa di secondario, tardivo e persino distorto — come una degenerazione della condizione umana originaria.
A sostegno della sua posizione, Neuer portava tre argomenti. Primo, in Genesi 1:27 è scritto: «Dio creò… maschio e femmina li creò». Qui concordava con von Rad: la forma “li”, e non “lo”, indica due persone. Secondo, in Genesi 5:2 si dice: «Maschio e femmina li creò e li benedisse». Anche qui il plurale, a suo avviso, esclude l’idea di un androgino. Terzo, in Genesi 1:28, subito dopo la creazione degli esseri umani, Dio dice: «Siate fecondi e moltiplicatevi». Neuer riteneva che questo comando fosse chiaramente rivolto a una coppia, non a un singolo androgino.
Edward Noort
Il teologo olandese e studioso dell’Antico Testamento Edward Noort ha analizzato in dettaglio come viene descritta nella Genesi la comparsa dei primi esseri umani:
«27aa E Dio creò ha’adam (l’umanità) a sua immagine,
27ab a immagine di Dio lo creò,
27b zakar u-n’qebah bara otam (maschio e femmina li creò)».— secondo Edward Noort
Noort faceva notare che l’espressione zakar u-neqebah in tutto il Pentateuco indica costantemente un maschio e una femmina concreti — che si tratti di una coppia umana o del maschio e della femmina degli animali. Questa formula si ritrova nelle leggi sull’impurità rituale, sui voti, sui censimenti e sui sacrifici, così come nel racconto del Diluvio, dove si parla chiaramente di una coppia di animali. Da ciò Noort deduceva: in Genesi 1:27 non si parla di un mitico androgino, ma della prima coppia umana.
Inoltre, Noort polemizzava con de Moor, che collegava il testo biblico agli antichi miti mediorientali sulla dualità divina. Noort concordava sul fatto che tali paralleli fossero possibili, ma insisteva: l’autore del libro della Genesi non ha preso in prestito direttamente questi miti. Il senso del testo, a suo parere, non consiste nello spiegare il passato, ma nell’indicare il futuro. È proprio per questo che subito dopo il racconto della creazione segue la genealogia di Adamo. L’umanità continua solo attraverso la nascita dei figli, e quindi attraverso la differenza dei sessi. In questo contesto, Genesi 1:27 include fin dall’inizio la distinzione tra uomo e donna nel disegno della creazione.
Wayne A. Grudem e Richard M. Davidson
Nel XXI secolo, anche il teologo evangelico americano Wayne A. Grudem ha esaminato in dettaglio l’ipotesi di un Adamo androgino. Egli sosteneva che Groothuis si sbagliasse e che la parola adam nei primi capitoli della Genesi sia usata con diversi significati. A volte significa “essere umano in generale”, ma in alcuni casi indica proprio “l’uomo” maschio. Così, nel secondo capitolo si dice che prima della creazione di Eva «non si trovò un aiuto che gli corrispondesse». Da questo Grudem deduceva che la differenza sessuale in Adamo fosse già presupposta, e che qui la parola adam dovesse essere intesa come “uomo”. A suo avviso, una lettura egualitaria distrugge il senso della creazione di Eva.
Inoltre, Grudem ragionava così: se Adamo fosse stato in origine un androgino o un essere asessuato, al momento della creazione non sarebbe stato né un essere umano maschio né un essere umano femmina. Allora non sarebbe stato un essere umano nel senso in cui gli esseri umani esistono oggi. Fu proprio Adamo, e non l’intera umanità, a ricevere il comandamento di non mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male. In quel momento Eva non c’era ancora, e Adamo da solo rappresentava tutta l’umanità. Di conseguenza, se fosse stato un androgino, non avrebbe potuto essere il nostro rappresentante, poiché non sarebbe stato simile a noi.
Lo studioso americano dell’Antico Testamento e teologo Richard M. Davidson sottolineava che ciò che conta non è l’ipotetica fonte pre-letteraria del Pentateuco, ma la redazione finale del testo. È quest’ultima a collocare i primi capitoli della Genesi all’inizio della Scrittura e a farne il fondamento teologico per la riflessione sulla sessualità umana. Per Davidson, questi capitoli non sono due documenti separati, ma un’unica composizione in cui il tema del sesso e del matrimonio è integrato nel disegno complessivo del Creatore.
Davidson considerava i primi capitoli della Genesi come la chiave per comprendere la sessualità umana. A suo parere, qui non ci si limita a registrare la differenza dei sessi, ma si rivela il disegno di Dio sull’essere umano. Riteneva la differenza dei sessi fondamentale per l’essenza stessa dell’umanità: non si può dire “essere umano” senza implicare “maschio e femmina”. Da ciò consegue che la sessualità è insita da Dio nella struttura stessa dell’esistenza umana.
Allo stesso tempo, secondo Davidson, la Genesi non fornisce basi per parlare del primo essere umano come di una creatura che unisce entrambi i sessi. Nella creazione della donna, Adamo non cambia nella sua natura, ma perde solo una costola. Dio lo ha creato con un’innata aspirazione alla coppia. L’episodio con gli animali in Genesi 2:18, 20 mostra che nessuno di essi poteva essere «un aiuto che gli corrispondesse». Solo la comparsa della donna rivela all’uomo la pienezza della sua sessualità, che, secondo Davidson, era presente in lui fin dall’inizio.
***
Il dibattito sull’androginia di Adamo — da Gregorio di Nissa e Massimo il Confessore, attraverso Böhme, Baader, Solov’ëv e Berdjaev, fino a Trible, de Moor e ai loro critici — dimostra che il testo biblico ammette diverse letture. Come comprendere ha-adam? La differenza sessuale deve essere considerata originaria o temporanea? Queste domande non hanno ancora una risposta definitiva e richiedono ulteriori studi. Il proseguimento stesso di questa discussione è importante proprio perché amplia gli orizzonti interpretativi della Scrittura.
Bibliografia e fonti
- Berdjaev N. A. Il senso della creazione: saggio per una giustificazione dell’uomo. 1916.
- Gregorio di Nissa. La creazione dell’uomo (De hominis opificio).
- Ivanova T. A. Sviluppo dell’idea platonica dell’androgino nella filosofia gnostica e medievale. 2021.
- Solov’ëv V. S. Opere in 2 volumi. 1988.
- Baader F. Sämtliche Werke. 1851–1860.
- Böhme J. Mysterium Magnum: or, an exposition of the first book of Moses, called Genesis. 1656.
- Böhme J. The high and deep searching out of the threefold life of man. 1650.
- Davidson R. M. Flame of Yahweh: sexuality in the Old Testament. 2007.
- de Moor J. C. The duality in God and man: Gen 1:26–27. 1997.
- Groothuis R. M. Good news for women: a biblical picture of gender equality. 1997.
- Grudem W. A. (ed.). Recovering biblical manhood and womanhood: a response to evangelical feminism. 1991.
- Grudem W. A. Evangelical feminism and biblical truth: an analysis of more than 100 disputed questions. 2004.
- Maximus the Confessor. On difficulties in the Church Fathers: The Ambigua
- Neuer W. Man and woman in Christian perspective. 1991.
- Noort E. The creation of man and woman in biblical and ancient Near Eastern traditions. 2000.
- von Rad G. Genesis: a commentary. 1961.
- Stolper P. The man–woman dynamic of ha-adam: a Jewish paradigm of marriage. 1992.
🙏 Queer Theology of Christianity
Introduction