Due scene di sesso tra uomini nella Tomba delle Bighe etrusca
Amanti sotto le tribune dello stadio, uno spettatore barbuto e la filosofia etrusca del "banchetto eterno".
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Chi erano gli Etruschi
Gli Etruschi vissero nel I millennio a.C. nella regione dell’Etruria, che corrisponde all’odierna Italia centrale. Avevano città, una religione, una lingua propria e una cultura sofisticata. La Roma delle origini si sviluppò accanto agli Etruschi e subì profondamente la loro influenza.
La loro lingua è ancora oggi compresa solo parzialmente. Sono state trovate numerose iscrizioni, le lettere si possono leggere, ma il significato della maggior parte dei testi rimane oscuro. Di conseguenza, sugli Etruschi sappiamo meno rispetto ai Romani o ai Greci.
Col tempo, le città etrusche caddero sotto il dominio di Roma. Gli Etruschi non scomparvero da un giorno all’altro: furono assorbiti dalla cultura romana. Il popolo si dissolse e la lingua cadde in disuso.
La Necropoli dei Monterozzi e la Tomba delle Bighe
Per gli Etruschi, la morte non era un evento dominato dal dolore. La percepivano come un passaggio verso un altro mondo, che non doveva essere peggiore di quello terreno. Questa filosofia del “banchetto eterno” determinava l’aspetto delle sepolture etrusche.
La Tomba delle Bighe si trova nella necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, una delle città più grandi e ricche dell’Etruria. La necropoli dei Monterozzi è una vera e propria città sotterranea dei morti, inserita nel 2004 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. La tomba risale a circa il 490–480 a.C. e fu costruita per una famiglia aristocratica.
Le pareti sono ricoperte da affreschi che contano più di duecento figure umane, rendendola una delle tombe antiche più “popolate”. Il nome deriva dalle raffigurazioni delle bighe, carri a due ruote trainati da una coppia di cavalli, impegnati in corse funebri.
Dal punto di vista architettonico, la tomba imita un’abitazione. Il soffitto a doppio spiovente è dipinto in modo da ricordare le travi in legno di un palazzo etrusco, creando un’atmosfera domestica per l’anima del defunto. Le pareti sono suddivise in due fasce decorative, ovvero due fregi, dedicati alle due grandi passioni dell’aristocrazia etrusca: lo sport e i banchetti.
Tra le tombe etrusche, la Tomba delle Bighe rappresenta un caso a sé stante. Unisce un banchetto in grande stile, complesse competizioni sportive e bozzetti di vita quotidiana sotto le tribune: una sorta di enciclopedia della vita etrusca all’apice della sua potenza.
La scoperta e il destino degli affreschi
La tomba fu scoperta nella primavera del 1827. Non appena l’aria fresca e l’umidità penetrarono all’interno, i pigmenti iniziarono a deteriorarsi. I ricercatori presenti sul posto, l’archeologo e pittore Otto Magnus von Stackelberg e l’architetto Friedrich Thürmer, lavorarono alla debole luce delle torce nella camera umida e fredda per documentare gli affreschi. Stackelberg realizzò cinque acquerelli, mentre Thürmer produsse 11 disegni con l’esatta posizione di ogni singola figura.
Più tardi, l’artista Carlo Ruspi utilizzò una speciale tecnica di copiatura che permise di preservare dettagli ormai invisibili a causa del degrado dell’originale. Sono proprio i suoi disegni, conservati al British Museum, a costituire una delle testimonianze fondamentali: catturano i contorni e i gesti dei personaggi che oggi, sulle pareti del museo di Tarquinia, appaiono come ombre appena percettibili.
Nel 1916, l’archeologo tedesco Fritz Weege pubblicò uno studio che univa i vecchi disegni, le fotografie e le proprie osservazioni, restituendo alla Tomba delle Bighe la sua importanza scientifica.
Il programma pittorico della tomba
Gli affreschi della tomba offrono uno spaccato della società etrusca, dall’aristocrazia alla gente comune.

Il fregio inferiore – più ampio, su sfondo rosso – raffigura un solenne banchetto (simposio). Gli aristocratici sono distesi su appositi letti conviviali, le klinai. Giovani coppieri nudi li servono, mentre intorno danzatrici e musicisti suonano flauti e cetre. Il fregio ha sofferto molto per i danni del tempo, ma anche dai frammenti traspare un’atmosfera di grande lusso. Un dettaglio fondamentale per comprendere la società etrusca: le donne banchettavano accanto ai propri mariti. Per Greci e Romani questo era scandaloso, poiché ai loro banchetti erano ammesse solo le etere, mai le mogli.
Il fregio superiore – più stretto, su sfondo bianco – rappresenta una sorta di cronaca dei giochi funebri. Gli atleti si cimentano nella corsa, nel salto in lungo, nel lancio del disco e nel pugilato. L’elemento centrale è costituito dalle corse dei carri, le bighe.
Ma l’azione più notevole non si svolge nell’arena, bensì sulle tribune. L’artista ha raffigurato palchi di legno con tettoie sotto le quali siedono gli spettatori: si tratta di una delle rare rappresentazioni delle antiche infrastrutture sportive. Sulle gradinate superiori, i nobili abbigliati elegantemente commentano le gare. Sotto le tribune, invece, nello spazio tra i pilastri di sostegno, ferve una vita completamente diversa.
Gli amanti uomini e l’uomo barbuto
La scena per la quale la Tomba delle Bighe entra nella storia LGBT è situata proprio in questo spazio “marginale”, sotto le tribune degli spettatori nel fregio superiore. Per poterla osservare oggi, è necessario ricorrere ai disegni di Carlo Ruspi: l’originale sulla parete di Tarquinia è, infatti, gravemente sbiadito.
Al British Museum è conservato un disegno realizzato dopo il 1827 (numero di inventario 2010,5006.610). Si tratta di un piccolo frammento su carta, che misura 12,1 per 24,1 centimetri, in cui è raffigurato un gruppo di tre personaggi.
Due giovani uomini sono colti in un momento di intimità sessuale. I giovani hanno corporature atletiche, che richiamano il tema delle competizioni sportive che si svolgono sopra le loro teste. L’artista ricorre a scorci complessi per inserire le figure nello spazio angusto sotto le panche delle tribune.
Un uomo barbuto si trova accanto alla coppia. A differenza dei giovani, è ritratto con la barba, che nella pittura etrusca di questo periodo fungeva da indicatore dell’età e del prestigio sociale. Il suo sguardo è rivolto verso le gare atletiche. Appare tranquillo, come se non notasse o ignorasse del tutto la scena intima accanto a lui.

La figura dell’uomo barbuto
Nella tradizione etrusca di quel periodo, la barba era spesso associata all’influenza ionica (greca) e indicava un uomo maturo e rispettabile, come il capofamiglia o la figura di un antenato. L’identità dell’uomo barbuto della Tomba delle Bighe è oggetto di dibattito tra gli storici. Le ipotesi principali sono:
Potrebbe essere un maestro delle cerimonie o un servitore di alto rango incaricato di mantenere l’ordine, che riposa all’ombra del palco. La barba ne sottolineerebbe l’autorità rispetto agli altri inservienti.
In alternativa, l’uomo maturo e pacato potrebbe fungere da contrappunto alla giovane coppia impulsiva. Nell’arte, questo espediente può simboleggiare lo scorrere del tempo e l’avvicendamento delle generazioni: dalla giovinezza attiva alla maturità contemplativa.
Oppure si tratta di un uomo del popolo, la cui presenza rende la scena realistica e quotidiana. È talmente assorto nelle corse dei carri che l’atto erotico al suo fianco diventa semplicemente un rumore di fondo della vita.
Anche nella Tomba del Barone, scoperta nello stesso 1827 dagli stessi ricercatori, è presente un uomo barbuto, ma in un contesto diverso: si trova in piedi accanto a una donna e a un giovane suonatore di flauto, in quella che potrebbe essere una scena di commiato familiare.
Gli amanti uomini senza l’uomo barbuto
Il British Museum conserva un altro disegno della stessa serie, catalogato con il numero di inventario 2010,5006.611. A differenza del frammento precedente, qui sono raffigurati soltanto due amanti maschi, senza l’uomo con la barba. Nella descrizione ufficiale del museo l’oggetto è indicato come “male lovers” – amanti maschi.
Il disegno è realizzato su carta, con la medesima tecnica delle altre copie eseguite poco dopo la scoperta della tomba per documentare i colori destinati a svanire. L’opera fa parte della collezione del Dipartimento di Antichità Greche e Romane del British Museum.
Questa seconda immagine conferma che la scena omoerotica occupava, sugli affreschi, uno spazio maggiore di un singolo frammento: il pittore della Tomba delle Bighe collocò sotto le tribune almeno due coppie di amanti uomini, una accanto all’uomo barbuto e l’altra separata.

Perché dipingere scene di sesso in una tomba?
Per comprendere il significato della scena con gli amanti, occorre accantonare i concetti moderni di decoro. Lo spazio sotto le tribune è la zona riservata alla “gente comune”: servi, stallieri e schiavi. Mentre in alto gli aristocratici rispettano l’etichetta, in basso le persone si comportano in modo più naturale. Gli Etruschi utilizzavano rappresentazioni erotiche nelle sepolture per tre ragioni principali.
Nella concezione etrusca, le raffigurazioni degli atti sessuali possedevano un potere magico: tenevano lontani i demoni della morte e proteggevano il defunto dal “malocchio”. In questo contesto l’erotismo non è pornografia, bensì un’arma contro l’oblio. L’esplosione di energia vitale aveva lo scopo di accecare le forze dell’oscurità.
Gli Etruschi credevano nell’hinthial, ovvero l’“ombra” o il “riflesso” della persona viva. Affinché questo riflesso si sentisse a proprio agio nella tomba, doveva essere circondato da cose familiari e piacevoli. Se in vita l’individuo aveva amato lo sport, i banchetti e i piaceri carnali con gli uomini, tutto questo doveva essere presente anche sulle pareti della sua ultima dimora.
L’atto sessuale è un atto di creazione della vita. Nel contesto della morte, simboleggia la speranza di una rinascita. Scene simili si ritrovano anche nella più antica Tomba dei Tori (540–520 a.C. circa). Nella Tomba delle Bighe questo motivo assume una connotazione più “sociale”, spostandosi dallo spazio mitologico al folto della folla popolare nello stadio.
La scena nel contesto della cultura etrusca
La scena sotto le tribune è una manifestazione della joie de vivre etrusca. Nell’immaginario degli Etruschi la morte era così malinconica da dover essere “mitigata” con le espressioni più intense della vita: il furore sportivo, l’abbondanza nei banchetti e la passione sessuale.
L’immagine cela anche una certa ironia nei confronti delle gerarchie sociali: mentre i nobili in alto guardano compostamente le corse dei carri, giù in basso, nella polvere e nell’ombra, la vita fa il suo corso come sempre.
La scoperta del 1827 e gli sforzi successivi di Stackelberg, Weege e Ruspi hanno preservato per noi questo mondo.
Letteratura e fonti
- British Museum. Detail from the frescoes of the Tomba delle Bighe, Tarquinia: male lovers and a bearded man. Drawing 2010,5006.610.
- British Museum. Detail from the frescoes of the Tomba delle Bighe, Tarquinia: male lovers. Drawing 2010,5006.611.
- Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. Affreschi staccati della Tomba delle Bighe (490–480 a.C. circa).
- UNESCO World Heritage Centre. Etruscan Necropolises of Cerveteri and Tarquinia. Nomination File 1158. 2004.
- Weege F. Tomba delle Bighe. Archäologisches Jahrbuch. 1916.
- Poulsen F. Etruscan Tomb Paintings: Their Subjects and Significance. 1922.
- Steingräber S. Etruscan Painting: Catalogue Raisonné of Etruscan Wall Paintings. 1985.
- Dennis G. The Cities and Cemeteries of Etruria. 1878.
- Blanck H., Weber-Lehmann C. Malerei der Etrusker in Zeichnungen del 19. Jahrhunderts: Dokumentation vor der Photographie. 1987.
- Brandt J. R. The Tomba dei Tori at Tarquinia: A Ritual Approach. Nordlit 33. 2014.
- Weege F. Etruskische Malerei. 1921.
- Massa-Pairault F.-H. La tombe des lionnes à Tarquinia. Studi Etruschi. 2001.
🏺 LGBT History of Ancient Rome and the Etruscans