La Corte di Strasburgo ha accertato carenze nelle indagini moldave sull’aggressione a una marcia LGBT

Il 29 ottobre 2026 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza definitiva sul ricorso dell’organizzazione LGBT moldava Genderdoc-M. La Corte ha stabilito all’unanimità che la Moldavia ha violato il divieto di discriminazione in relazione alla libertà di riunione, perché le autorità non hanno indagato in modo efficace sull’aggressione ai partecipanti a una marcia tenutasi a Chișinău il 17 maggio 2014.
Genderdoc-M aveva organizzato la marcia «Un anno senza discriminazione» per la Giornata internazionale contro l’omofobia. Decine di oppositori hanno insultato e minacciato i partecipanti. Un sacerdote ortodosso ha strappato di mano a un’organizzatrice una bandiera arcobaleno e l’ha lacerata. Alcuni testimoni hanno riferito che ha colpito più partecipanti. Un altro oppositore ha preso uno striscione e ha bloccato il corteo. La marcia è poi proseguita.
Secondo la Corte, la procura non ha esaminato a fondo il possibile movente omofobo e non ha cercato di ottenere filmati che potessero chiarire se fosse stata usata la violenza. Come riporta 2EU.Brussels, la procura ha chiuso le indagini penali considerando le azioni dei due indagati illeciti amministrativi. A quel punto il termine di tre mesi per applicare una sanzione amministrativa era già scaduto. La Corte ha respinto l’argomento del governo secondo cui Genderdoc-M non aveva la qualità di vittima. Le azioni degli oppositori hanno impedito all’associazione di svolgere la marcia come previsto.
La Moldavia deve versare a Genderdoc-M 4.500 euro per danni non patrimoniali e 1.274 euro per le spese processuali. L’organizzazione ha accolto con favore la sentenza. Secondo il sito moldavo NewsMaker, la direttrice di Genderdoc-M Angelica Frolov ha criticato l’operato della procura e ha ricordato che il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa vigilerà sull’esecuzione della sentenza.


