Dodici donne trans fermate dopo perquisizioni nelle loro abitazioni a Smirne, in Turchia
La mattina del 3 novembre 2026, la polizia ha fermato dodici donne trans dopo aver perquisito le loro abitazioni a Smirne, nella Turchia occidentale. Lo riferisce Bianet, citando la campagna «Vogliamo libertà» (Özgürlük İstiyoruz).
Secondo un comunicato della procura pubblicato dalla testata locale Gerçek İzmir, l’indagine riguarda gli articoli 227 e 220 del codice penale turco, relativi all’incitamento, all’intermediazione o alla costrizione alla prostituzione e alla costituzione di un’organizzazione criminale.
La procura ha dichiarato di aver ricevuto numerose segnalazioni nell’ultimo anno attraverso il numero di emergenza 112 e il portale governativo CİMER. Secondo gli investigatori, sono stati individuati 23 episodi legati alla prostituzione; altre 22 persone sono state sentite perché ritenute in possesso di informazioni sui fatti.
La campagna «Vogliamo libertà» ha chiesto il rilascio delle donne fermate. I suoi partecipanti hanno riferito che l’accesso al fascicolo d’indagine è stato limitato.
Nel comunicato della campagna, le perquisizioni vengono descritte come pressioni sulle persone trans e sul loro diritto al lavoro. I partecipanti hanno sottolineato che il lavoro sessuale, di per sé, non è un reato in Turchia e accusato le autorità di intervenire nella vita delle donne trans con il pretesto di tutelare la morale pubblica.
La testata LGBT Kaos GL ha riferito che quindici associazioni LGBT si sono opposte ai fermi e hanno chiesto la fine delle operazioni. La campagna «Vogliamo libertà» collega le nuove perquisizioni alle operazioni «La mia famiglia è al sicuro» (Ailem Güvende), iniziate il 12 settembre, e ricorda l’operazione contro donne trans del 23 ottobre, coordinata da Ankara.


