La Russia vieta l'ingresso a una studentessa israeliana dopo i «mi piace» su LGBT e Ucraina

Le autorità russe hanno vietato l’ingresso a una cittadina israeliana e ucraina che studiava in Russia dopo aver controllato il suo telefono e la sua attività sui social. Come ha riferito Mediazona il 21 ottobre, tra i «mi piace» c’erano post su temi LGBT e sull’esercito ucraino. La testata ha esaminato una decisione giudiziaria e intervistato la studentessa, chiamandola Noa Cohen su sua richiesta.
Cohen ha raccontato che studiava in Russia dal 2021 e viaggiava con un visto studentesco rilasciato come cittadina israeliana. Nell’estate 2025 è arrivata da Minsk all’aeroporto moscovita di Šeremet’evo. Le guardie di frontiera le hanno preso il telefono e lei ha atteso circa sette ore prima del colloquio. Le è stato negato l’ingresso ed è stata rimandata a Minsk.
Secondo i documenti descritti da Mediazona, gli agenti hanno notato i «mi piace» a post su temi LGBT, soldati ucraini e politici, oltre a iscrizioni a canali e altri contenuti del telefono. La decisione giudiziaria afferma che un funzionario dell’FSB ha interpretato quanto trovato come una minaccia alla sicurezza russa; sostiene anche che la studentessa abbia tratto in inganno gli agenti. Cohen spiegava che i «mi piace» riflettevano le sue opinioni personali e che alcuni potevano essere accidentali; diceva di non aver incitato ad alcuna azione.
Tramite un avvocato ha contestato senza successo il rifiuto d’ingresso. Durante il procedimento l’FSB ha presentato una decisione separata che vieta l’ingresso; l’articolo non ne specifica la durata né la data.
Uránia aveva già raccontato un altro caso: nel settembre 2026 l’attivista LGBT russo Yaroslav Sirotkin è stato condannato in contumacia a quattro anni di colonia penale, anche in un procedimento legato ai post sul suo canale Telegram.


