La storica rivista di cultura drag anni Novanta Dragazine digitalizzata e resa accessibile al pubblico

Nell’ottobre 2026, l’editore e performer statunitense Freddie Bercovitz ha ultimato la digitalizzazione completa dell’archivio di Dragazine, influente rivista indipendente dedicata alla cultura drag pubblicata a Los Angeles dal 1991 al 1997. Tutti i dieci numeri storici dell’opera sono stati restaurati ad alta risoluzione e resi consultabili gratuitamente nella biblioteca digitale senza scopo di lucro Internet Archive.
Come riportato dalla testata statunitense LGBTQ Nation, Dragazine vide la luce durante la prolifica stagione delle fanzine queer autoprodotte a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. L’ideatore del progetto, Freddie Bercovitz, noto sulla scena drag con lo pseudonimo di Lois Commondenominator, avviò la pubblicazione assieme a Ken Newelt come una fanzine in bianco e nero di otto pagine intitolata «La rivista per gli amanti di Halloween e le vie di mezzo» (The Magazine for Halloweeners and Inbetweeners). Con l’affermazione del desktop publishing, il periodico artigianale crebbe rapidamente fino a trasformarsi in una rivista patinata a colori distribuita a livello nazionale negli Stati Uniti.
Nei suoi dieci numeri, Dragazine ha raccontato un’epoca in cui il drag era ancora un’arte prettamente legata ai locali notturni e alla solidarietà comunitaria sotterranea, ben prima di diventare un fenomeno televisivo commerciale. Le pagine della rivista hanno dato spazio a grandi nomi dell’avanspettacolo e della satira come Charles Pierce, Jackie Beat, Karen Dior, il regista di film per adulti Chi Chi LaRue e l’icona underground Vaginal Davis, affiancandoli a talenti destinati al successo: RuPaul venne intervistata per il terzo numero nel 1992, prima del clamore internazionale del brano «Supermodel». La testata descrisse con cura anche il nascente fenomeno dei drag king di New York (donne che interpretavano personaggi maschili), le serate del Club Casanova e i raduni californiani Dragstrip 66, ospitando al contempo cronache di serate di beneficenza contro l’HIV, vignette umoristiche e guide al trucco e ai costumi.
Bercovitz ha dichiarato che la digitalizzazione intende salvaguardare il patrimonio documentario della sottocultura per storici e nuove generazioni: durante la scansione sono stati corretti i vecchi refusi tipografici, mantenendo intatti l’impaginato originario, gli scatti monocromatici e gli inserti a colori. Oltre alla libera fruizione su Internet Archive, una serie cartacea completa di Dragazine è stata accolta stabilmente nelle collezioni della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
La scena dei fanzine indipendenti degli anni Ottanta e Novanta ha svolto una funzione determinante per la stampa queer: parallelamente a Dragazine, a Los Angeles circolavano i fogli ciclostilati di Vaginal Davis (tra cui Fertile La Toyah Jackson Magazine), a New York usciva My Comrade di Linda Simpson e a Pittsburgh veniva stampata la testata femminista Planet Drag King di Olivia Edith. La vendita in librerie alternative e circoli consentiva alla comunità di alimentare la propria espressione culturale al riparo dalla censura dei media generalisti.
In precedenza, «Uránia» ha documentato diverse iniziative dedicate alla memoria LGBTQ+, tra cui l’ingresso dell’archivio di storia orale della storica associazione di lotta contro l’HIV GMHC nella New York Public Library, il venticinquesimo anniversario dell’archivio orale di ACT UP e i dibattiti sui fondi pubblici per il Museo, Archivio e Biblioteca Nazionale Stonewall in Florida.


