Regno Unito: l'ala musulmana dei Verdi propone di considerare islamofobia le critiche alla visione islamica su donne e LGBT

A metà ottobre 2026, nel Regno Unito, il gruppo interno Muslim Greens, affiliato al Partito Verde di Inghilterra e Galles, ha diffuso un documento programmatico intitolato «Guida per identificare l’islamofobia e l’odio antimusulmano». Gli estensori hanno proposto di inserire queste direttive nel codice etico e comportamentale ufficiale del partito (Framework of Ethics and Conduct), formalizzando un elenco di affermazioni e consuetudini organizzative da considerare come discriminazione antimusulmana.
Secondo la guida consultabile sul sito di Muslim Greens, verrebbero classificate come islamofobe le critiche che definiscono i precetti coranici «arretrati o dannosi per le donne e altri gruppi», nonché l’associazione dei musulmani a comportamenti misogini. In un capitolo dedicato al cosiddetto «omonazionalismo», il testo sostiene che le rivendicazioni per i diritti LGBTQ+ verrebbero talvolta strumentalizzate per marginalizzare i musulmani e descriverli come intolleranti a priori. Il documento asserisce inoltre che la repressione penale delle relazioni omosessuali in diversi Paesi del Medio Oriente e dell’Africa risale storicamente a norme introdotte durante l’Impero britannico, definendo come pregiudiziosa l’attribuzione di un’omofobia intrinseca alla comunità musulmana.
Il testo rileva altresì che organizzare incontri sociali ed eventi del partito unicamente in locali che somministrano alcolici — inclusi i tipici pub britannici — costituirebbe una forma di esclusione indiretta ai danni dei musulmani praticanti. Tra gli altri esempi di discriminazione vengono citate le tesi secondo cui i musulmani arriverebbero clandestinamente nel Paese, i commenti secondo i quali «dovrebbero essere grati di poter vivere in Gran Bretagna» e i timori che il supporto agli aderenti osservanti metta a repentaglio i diritti di altre minoranze protette.
La proposta ha suscitato vive contestazioni da parte di commentatori politici e delle forze di opposizione, riportate da emittenti come GB News e dalla testata The Daily Telegraph. I critici hanno evidenziato come un’eccessiva dilatazione delle nozioni di odio religioso rischi di limitare la libertà di espressione e di impedire qualsiasi confronto sui diritti civili e la tutela delle donne nelle comunità religiose.
Le dispute sulle tradizioni sociali hanno toccato anche altri partiti britannici. Recentemente, la sottosegretaria laburista all’Ambiente, Jenny Riddell-Carpenter, ha scatenato accese polemiche definendo la tradizionale immagine rurale fatta di «birra scura, pub di campagna e labrador neri» come una «fantasia nostalgica di estrema destra mai esistita», dovendo poi rettificare le proprie parole in merito al rispetto per le realtà rurali.
Il Partito Verde di Inghilterra e Galles è una formazione politica di centrosinistra presente nel Parlamento britannico. Negli ultimi anni ha attraversato forti dibattiti interni sul bilanciamento tra identità di genere, diritti delle donne legati al sesso biologico e sensibilità delle minoranze religiose.
In precedenza, Uránia aveva riportato un’altra circolare interna dei Verdi britannici: una guida sul linguaggio inclusivo che consigliava di evitare lemmi come «madre e padre», «omosessuale» e «transessuale», sollevando parimenti accese discussioni nel Paese.


