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In Slovacchia due coppie dello stesso sesso fanno causa allo Stato per il rifiuto di riconoscere i matrimoni contratti in Austria

Ivan Novotný (a sinistra) e Metod Špaček, che contestano in tribunale il rifiuto delle autorità slovacche di riconoscere il loro matrimonio. Foto: Rob Cameron / The Guardian
Ivan Novotný (a sinistra) e Metod Špaček, che contestano in tribunale il rifiuto delle autorità slovacche di riconoscere il loro matrimonio. Foto: Rob Cameron / The Guardian

Nell’ottobre 2026, in Slovacchia, due coppie dello stesso sesso hanno intentato azioni legali contro le autorità statali per contestare il rifiuto di trascrivere nei registri civili nazionali i matrimoni regolarmente celebrati nella vicina Austria. I ricorrenti chiedono il riconoscimento giuridico del loro stato coniugale, appellandosi a una sentenza storica della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) che impone agli Stati membri dell’UE di riconoscere le unioni validamente contratte in altri Paesi dell’Unione al fine di garantire la libertà di circolazione dei cittadini.

I promotori dei ricorsi sono i giuristi ed ex diplomatici slovacchi Ivan Novotný e Metod Špaček, unitisi in matrimonio in Austria nel 2020, nonché il conduttore della radiotelevisione pubblica slovacca STVR Marián Žáry Kukelka e il consorte Ondrej, sposatisi nel 2023 nella cittadina di confine austriaca di Hainburg an der Donau. Le coppie precisano che il loro intento non è modificare il diritto di famiglia slovacco né imporre l’introduzione del matrimonio egualitario nell’ordinamento interno. La loro istanza mira unicamente alla registrazione presso l’Ufficio speciale di stato civile (Osobitná matrika) del Ministero dell’Interno slovacco, preposto alla registrazione degli atti civili dei cittadini residenti o sposati all’estero. A detta dei coniugi, il mancato riconoscimento li priva di tutele essenziali relative a decisioni in ambito sanitario, diritti ereditari e rilascio di documenti d’identità, compreso l’uso del cognome coniugale comune.

Come riporta la testata britannica The Guardian, l’argomentazione dei ricorrenti si fonda sulla pronuncia della CGUE del novembre 2025 relativa alla causa polacca «Cupriak-Trojan e Trojan contro il Governatore della Masovia» (Cupriak-Trojan and Trojan v Wojewoda Mazowiecki). La massima corte europea ha stabilito che le autorità nazionali non possono privare di effetti lo stato civile legittimamente acquisito in un altro Stato membro qualora i cittadini abbiano esercitato il diritto alla libera circolazione e consolidato la loro vita familiare. Pur non imponendo ai Paesi conservatori di introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso nella legislazione nazionale, la sentenza prescrive una procedura efficace e non discriminatoria per riconoscere lo status regolarmente contratto negli altri Stati dell’UE.

Il Ministero dell’Interno slovacco, guidato dal ministro Matúš Šutaj Eštok, ha rigettato le richieste citando la Costituzione repubblicana, che dal 2014 definisce il matrimonio esclusivamente come l’unione tra un uomo e una donna. L’amministrazione ha sostenuto che gli organi esecutivi sono tenuti alla stretta osservanza del diritto interno e non possono surrogarsi al parlamento. I funzionari hanno inoltre ribadito che il rispetto della libera circolazione europea non implica l’obbligo di trascrivere il legame sotto la veste di matrimonio per l’ordinamento interno. Il primo ministro Robert Fico ha più volte espresso la propria contrarietà all’applicazione dei verdetti dei tribunali europei in materia familiare, annunciando l’emanazione di disposizioni regolamentari volte a precludere il riconoscimento di tali unioni straniere in Slovacchia.

In Slovacchia non esistono né il matrimonio tra persone dello stesso sesso né le unioni civili registrate. In seguito alla riforma costituzionale del 2014 che ha riservato il matrimonio alle coppie eterosessuali, il Consiglio nazionale ha respinto a più riprese ogni disegno di legge sulle unioni registrate. Alle coppie omosessuali sono riconosciute solo tutele minime legate alla convivenza di fatto.

In precedenza, Urania aveva riferito nell’agosto 2026 del rigetto formale del matrimonio austriaco di Novotný e Špaček da parte del Ministero dell’Interno, nonostante i rilievi della Procura generale sui ritardi procedimentali e i richiami della Commissione europea circa la primazia del diritto UE. La testata ha inoltre documentato da vicino simili contenziosi nell’Europa centrale, comprese le decisioni dei tribunali e dell’esecutivo polacchi sul riconoscimento dei matrimoni contratti dai cittadini in altri Paesi dell’UE.

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