Corte d'appello USA conferma il diritto delle persone trans in Arizona di modificare l'atto di nascita senza chirurgia
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Nell’ottobre 2026, la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Nono Circuito ha stabilito che la legislazione dello Stato dell’Arizona consente alle persone transgender di rettificare il marcatore di genere sul proprio certificato di nascita senza l’obbligo di sottoporsi a interventi chirurgici. Pur revocando un’ingiunzione emessa da un tribunale distrettuale, il collegio d’appello ha fissato un’interpretazione normativa vincolante: le persone trans che affrontano la transizione senza chirurgia hanno il pieno diritto di aggiornare i propri documenti tramite un’ordinanza emessa dai giudici dei tribunali statali.
Secondo quanto riportato dalla testata giuridica statunitense Gay City News, la controversia nella causa Roe v. Johnston riguardava l’articolo 36-337 degli Statuti Revisionati dell’Arizona, che disciplina la rettifica dei registri di stato civile. Il comma (A)(3) prevede che l’ufficio anagrafe del Dipartimento della Salute dell’Arizona modifichi il sesso anagrafico per via puramente amministrativa su istanza scritta corredata da certificazione medica comprovante un’operazione di riassegnazione chirurgica. Per contro, il comma (A)(4) impone all’ufficiale di stato civile di procedere a qualsiasi modifica qualora riceva un’«ordinanza del tribunale che dispone la rettifica dell’atto di nascita».
Il ricorso collettivo, promosso da minori transgender e dai loro genitori, è nato dopo che diversi giudici di primo grado dell’Arizona avevano rifiutato di emettere tali provvedimenti per i richiedenti non operati, ritenendo erroneamente che il comma (A)(3) rappresentasse l’unica procedura lecita per la rettifica. Il giudice distrettuale federale James Alan Soto aveva quindi dichiarato incostituzionale il requisito chirurgico, ordinando la cancellazione della parola «operazione» dalle norme attuative.
Esaminando il ricorso del Dipartimento della Salute, il collegio del Nono Circuito presieduto dalla giudice Roopali Desai (con il concorso del giudice Andrew Hurwitz) ha stabilito che la decisione del tribunale distrettuale era errata nel dichiarare incostituzionale la legge. La corte ha chiarito che il comma (A)(4) opera come disposizione di portata generale e permette a qualunque cittadino di rivolgersi a un tribunale statale per ottenere un ordine di rettifica anagrafica documentando la propria transizione sociale o medica. I vertici della maggioranza repubblicana al parlamento dell’Arizona — il presidente del Senato Warren Petersen e lo speaker della Camera Steve Montenegro — avevano sostenuto l’obbligatorietà assoluta della chirurgia, ma le loro argomentazioni sono state respinte.
La giudice Desai ha argomentato che la diversificazione dei percorsi risponde a criteri legislativi razionali: chi dispone di riscontri chirurgici documentati accede a un iter amministrativo snello senza udienze (come avviene per adozioni o riconoscimenti di paternità), mentre negli altri casi spetta al giudice compiere una valutazione di merito. Lo stesso Dipartimento della Salute dell’Arizona, guidato dalla direttrice ad interim Deborah Johnston, ha ribadito in giudizio il proprio dovere di dare puntuale esecuzione alle ordinanze dei tribunali senza esigere prove di interventi chirurgici.
I ricorrenti sono stati assistiti dal National Center for Lesbian Rights (NCLR) unitamente agli studi legali Cooley LLP e Osborn Maledon. Fondato nel 1977, il NCLR è tra le organizzazioni storiche del patrocinio legale per i diritti della comunità LGBTQ+ negli Stati Uniti.
La tutela giuridica e l’accesso ai servizi sanitari per le persone trans restano temi centrali nel dibattito statunitense: di recente «Uránia» ha riferito della decisione di Arizona e Virginia di interrompere la copertura Medicaid per le cure di transizione dei minori a seguito delle direttive federali, e ha approfondito la pronuncia del Nono Circuito sull’assegnazione delle detenute transgender nelle carceri dell’Oregon.


