Il Parlamento ungherese revoca il divieto di «propaganda gay» nella legge sulla tutela dei minori

Il Parlamento ungherese ha votato martedì 13 ottobre 2026 a favore dell’abrogazione delle norme anti-LGBT contenute nella controversa legge sulla «protezione dei minori», approvata cinque anni fa sotto il governo di Viktor Orbán. Il pacchetto di emendamenti è passato con 139 voti favorevoli e 51 contrari, riferisce l’emittente Euronews.
La modifica normativa cancella il divieto esplicito di «rappresentare o promuovere» l’omosessualità e la transizione di genere ai minori all’interno di media, libri e programmi didattici. Al posto delle rigide restrizioni precedenti, la legislazione stabilisce ora l’obbligo generale di tutelare gli under 18 da materiali capaci di «compromettere gravemente lo sviluppo fisico, intellettuale, emotivo o morale del minore». I parlamentari dell’opposizione conservatrice di Fidesz e del Partito Popolare Cristiano Democratico (KDNP) hanno votato contro la revisione, ribadendo che «non c’è spazio per la promozione di contenuti LGBT nelle scuole o nei media».
Il voto segna il primo rilevante smantellamento delle misure repressive dell’era Orbán contro le persone LGBT dal cambio di maggioranza seguito alle elezioni dell’aprile 2026. L’esecutivo del premier europeista Péter Magyar, sostenuto da una maggioranza qualificata di due terzi nell’Assemblea nazionale, ha presentato la riforma non come un’espansione dei diritti civili, bensì come un rafforzamento neutrale delle garanzie per l’infanzia. L’intervento recepisce inoltre la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che aveva dichiarato le disposizioni del 2021 in contrasto con i trattati dell’Unione.
Le organizzazioni per i diritti civili in Ungheria hanno accolto con favore l’eliminazione dei commi discriminatori. Tamás Dombos dell’associazione Háttér ha descritto l’esito come un traguardo essenziale dopo un quinquennio di campagne civiche. Nondimeno, osservatori internazionali come Human Rights Watch ricordano che il processo non è concluso: divieti analoghi restano operativi nella legge sulla protezione della famiglia, insieme a limitazioni costituzionali e norme sull’ordine pubblico usate in passato contro le manifestazioni di piazza.
In precedenza, Urania ha dato conto della pronuncia della Corte di giustizia UE che ha condannato la legge anti-LGBT ungherese, del via libera della questura al ritorno del Budapest Pride e della volontà annunciata da Péter Magyar di abolire le restrizioni all’adozione per le coppie dello stesso sesso.


