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La piattaforma russa Amediateka ha tagliato 75 ore di serie estere, oltre metà per contenuti LGBT

Il complesso degli studi cinematografici Amedia in via Novoostapovskaya a Mosca. Foto: [Amedia / Wikimedia Commons](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Amedia_studio.JPG) (CC BY-SA 3.0)
Il complesso degli studi cinematografici Amedia in via Novoostapovskaya a Mosca. Foto: [Amedia / Wikimedia Commons](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Amedia_studio.JPG) (CC BY-SA 3.0)

Il 12 ottobre 2026, la testata investigativa indipendente russa Mediazona ha diffuso un’approfondita inchiesta basata su dati che dimostra come il principale servizio russo di streaming, Amediateka, abbia censurato sistematicamente quasi la metà delle serie televisive straniere in catalogo, eliminando complessivamente circa 75 ore di programmazione. Oltre la metà del materiale rimosso — più di 44 ore — è direttamente legata a tematiche e personaggi LGBT+.

Secondo l’inchiesta di Mediazona, i giornalisti hanno elaborato un apposito algoritmo per confrontare fotogramma per fotogramma le trasmissioni originali con quelle distribuite sulla piattaforma russa, esaminando 462 serie disponibili. Anomalie di montaggio sono emerse in 368 produzioni, mentre una censura accertata in modo inequivocabile è stata documentata in almeno 200 titoli. Il team ha verificato manualmente oltre 9.500 spezzoni, escludendo le discrepanze tecniche e compensando la differenza del frame rate (23,976 fps negli Stati Uniti contro i 25 fps di Europa e Russia). Oltre a circa 57 ore di scene tagliate, il computo finale include intere puntate e stagioni eliminate dal catalogo a causa di argomenti vietati (ulteriori 18 ore circa).

I contenuti LGBT+ costituiscono la categoria più pesantemente censurata. Da opere acclamate come Six Feet Under (quasi tre ore rimosse), I Soprano, Sex and the City, Euphoria, The Wire e Why Women Kill, i censori hanno estirpato non soltanto baci e scene intime, ma intere linee narrative relative a relazioni omosessuali, percorsi di coming out e persone transgender. I tagli hanno interessato perfino dettagli apparentemente secondari: bandiere arcobaleno, motivi colorati sugli abiti e servizi documentari condotti da professioniste trans su questioni neutrali. Parallelamente, gli studi di doppiaggio hanno applicato linee guida interne per alterare i dialoghi: la parola «gay» è stata tradotta con «diverso», i compagni di vita sono stati definiti «amici» e i riferimenti al sesso orale trasformati in semplici «baci».

Tra gli altri ambiti censurati figurano la politica (12 ore, inclusi riferimenti a Vladimir Putin, al conflitto in Ucraina e critiche al passato sovietico nei documentari), questioni tabù come incesto e violenze (oltre 4,5 ore, tra cui la relazione dei Lannister in Il Trono di Spade), stupefacenti e medicinali (4 ore e 40 minuti, comprendenti sostanze illecite, farmaci regolari e droghe di fantasia), pratiche sessuali eterosessuali non convenzionali (4 ore), suicidi (1 ora) nonché riferimenti all’interruzione di gravidanza o alla scelta di non avere figli (52 minuti). Amediateka non ha rilasciato commenti. L’emittente statunitense AMC ha spiegato che i distributori esteri adeguano abitualmente i titoli agli standard locali, mentre HBO ha ribadito di non avere accordi di licenza attivi in Russia.

Nata nel 2013 per iniziativa della casa di produzione Amedia, Amediateka detiene un ruolo di primo piano come licenziataria esclusiva per la Russia dei cataloghi HBO, Showtime, AMC e Warner Bros., fornendo le versioni doppiate ad altre piattaforme come Kinopoisk e Okko. Tale operazione di censura avviene nel quadro di un marcato inasprimento normativo: a fine 2022 la Russia ha bandito totalmente la «propaganda di relazioni non tradizionali» per qualsiasi fascia d’età e a novembre 2023 la Corte Suprema ha dichiarato estremista il movimento LGBT. La stessa Amediateka è stata condannata a sanzioni pecuniarie in diverse circostanze per la diffusione di contenuti LGBT.

Urania segue costantemente l’evoluzione delle misure repressive contro i media digitali in Russia. In precedenza, la testata ha riferito delle statistiche giudiziarie per il 2025 che hanno visto sanzioni per quasi 69 milioni di rubli inflitte a cinema online ed editori, nonché delle sentenze che hanno disposto il blocco giudiziario di diversi film con protagonisti LGBT+.

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