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La poetessa e traduttrice canadese di classici queer antichi Anne Carson vince il Premio Nobel per la letteratura

La poetessa, saggista e traduttrice canadese Anne Carson
La poetessa, saggista e traduttrice canadese Anne Carson

Giovedì 8 ottobre 2026, l’Accademia Svedese di Stoccolma ha annunciato l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura alla poetessa, saggista, traduttrice e grecista canadese Anne Carson, 76 anni. Secondo la motivazione ufficiale dell’Accademia Svedese, il riconoscimento è stato attribuito «per la sua opera audace e inventiva che, in giocoso dialogo con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea».

Nata a Toronto nel 1950, Carson ha conseguito il dottorato di ricerca in filologia classica e ha insegnato lingua e letteratura greca antica in prestigiosi atenei canadesi e statunitensi. La sua produzione ha costantemente ibridato i generi, fondendo poesia, saggistica filosofica, dialoghi drammatici e note critiche. Le sue opere hanno ottenuto vasti consensi internazionali; già alla fine degli anni Novanta la scrittrice e saggista statunitense Susan Sontag dichiarava che Carson era una delle pochissime autrici contemporanee di lingua inglese di cui leggesse sistematicamente ogni riga.

A renderla celebre sono state in particolare le sue riletture dei classici greci, a partire dalla traduzione dei frammenti di Saffo, figura di riferimento della poesia queer dell’antichità. Nel volume del 2002 If Not, Winter: Fragments of Sappho, Carson ha ricreato sulla pagina l’aspetto materiale dei papiri mutilati, ricorrendo a parentesi quadre e ampi spazi bianchi per segnalare le lacune testuali. Questa impostazione ha animato il dibattito accademico. Numerosi teorici queer hanno lodato il testo come un allargamento del canone capace di consentire alla cultura lesbica moderna di appropriarsi di Saffo attraverso la propria esperienza corporea. Diversi filologi classici, d’altro canto, hanno criticato una propensione performativa che talora sacrifica il rigore filologico alle scelte estetiche della traduttrice, come nei passaggi in cui termini greci neutri o ambigui vengono resi sistematicamente al maschile.

Il lavoro narrativo più noto di Carson è il romanzo in versi Autobiografia del Rosso (Autobiography of Red, 1998), ispirato alla Gerioneide di Stesicoro. Nella trasposizione di Carson, il mostro mitologico alato diventa un introverso adolescente gay nella provincia canadese, appassionato di fotografia e segnato da una relazione tormentata con un coetaneo di nome Eracle. Il libro è considerato un classico della letteratura queer contemporanea per la profondità con cui scandaglia l’emarginazione, la vulnerabilità e la maturazione artistica.

In Russia, il romanzo era stato pubblicato dalla casa editrice indipendente No Kidding Press, ma è stato in seguito ritirato dal commercio a causa dell’inasprimento delle leggi contro la «propaganda LGBT» e della messa al bando del cosiddetto «movimento internazionale LGBT». In precedenza, Uránia aveva riportato le sentenze dei tribunali russi relative al blocco di biblioteche digitali per testi a tema LGBT, oltre alla chiusura di editori indipendenti in seguito a procedimenti penali contro professionisti dell’editoria.

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