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La rete per i diritti umani SinViolencia LGBT registra 248 omicidi di persone LGBTQ+ in America Latina nel 2025

Mercoledì 7 ottobre 2026, la coalizione regionale di organizzazioni per i diritti umani «Red Sin Violencia LGBTIQ+» ha reso noto il proprio rapporto annuale sulla violenza letale contro le persone LGBTQ+ in America Latina e nei Caraibi relativo al 2025. Nei dieci Paesi monitorati, gli osservatori indipendenti hanno documentato la morte violenta di almeno 248 persone, con una media di circa cinque omicidi a settimana.

In base al rapporto annuale della rete SinViolencia LGBTIQ+, la Colombia ha registrato il bilancio più pesante, con 96 vittime documentate (pari al 39% del totale regionale). Al secondo posto figura il Messico con 60 omicidi (24%), seguito dall’Honduras con 39 (16%). Gli attivisti hanno rilevato 30 casi in Guatemala (12%), 14 in Ecuador (6%), quattro in Perù, due ciascuno in Bolivia e nella Repubblica Dominicana e uno in El Salvador. In Nicaragua non sono stati segnalati episodi confermati nel corso del periodo.

Le donne trans e gli uomini cisgender gay costituiscono la stragrande maggioranza delle vittime, rappresentando l'81% di tutti i casi accertati: 102 donne trans (41%) e 100 uomini gay (40%). Il rapporto documenta inoltre l’uccisione di 21 lesbiche cisgender, otto uomini bisessuali, sette uomini trans e dieci persone con altre identità di genere e orientamenti. Il 61% delle vittime aveva un’età compresa tra 21 e 40 anni, con una concentrazione massima nella fascia 31-35 anni (52 persone). Dieci vittime avevano tra i 16 e i 20 anni. Tra i deceduti figurano anche 18 difensori dei diritti umani e attivisti per i diritti LGBTQ+, cinque dei quali avevano già segnalato minacce di morte.

Il documento evidenzia forti differenze nelle dinamiche e nei luoghi degli attacchi. Circa il 73% dei delitti si è verificato in contesti urbani e il 20% in aree rurali. Nel 43% dei casi sono state utilizzate armi da fuoco, mentre nel 23% armi bianche o corpi contundenti. Nelle aggressioni contro donne trans, 57 episodi sono avvenuti in luoghi pubblici o in strada, prevalentemente con armi da fuoco (45 casi). Al contrario, gli omicidi di uomini gay si sono verificati con frequenza significativa all’interno di abitazioni private, con armi da taglio come mezzo principale (36 casi). Almeno 38 omicidi (15%) presentavano elementi riconducibili al crimine organizzato. La rete ha inoltre rilevato cinque casi con caratteristiche di esecuzioni extragiudiziali da parte di agenti di polizia in Colombia, Honduras, Messico e Perù, inclusi due casi avvenuti durante la custodia statale.

Il rapporto segnala una marcata impunità nei procedimenti giudiziari. Al marzo 2026, su 248 casi documentati, 172 risultavano ancora in fase di indagine preliminare, 25 erano giunti a processo, due erano stati archiviati e in 49 lo stato processuale era ignoto. Solo sette procedimenti si sono conclusi con condanne: sei in Colombia e uno in Honduras. Gli estensori avvertono che i dati sono parziali e sottostimano la reale portata del fenomeno, a causa della mancanza di registri ufficiali disaggregati per orientamento sessuale e identità di genere in gran parte dei Paesi della regione.

La rete «Red Sin Violencia LGBTIQ+» riunisce organizzazioni non governative e osservatori di ricerca in America Latina e nei Caraibi, tra cui Colombia Diversa (Colombia), Letra S (Messico), Cattrachas (Honduras), ADESPROC Libertad GLBT (Bolivia), Fundación PAKTA (Ecuador), Asociación Lambda (Guatemala), LIFS (Perù) e TRANSSA (Repubblica Dominicana). Costituita nel 2016, la rete raccoglie informazioni sui crimini d’odio e interagisce con la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) e le Nazioni Unite.

In precedenza, Urania ha trattato il tema della violenza contro le minoranze sessuali in America Latina, approfondendo lo studio dell’esperto ONU Graeme Reid sulla violenza contro donne lesbiche e bisessuali, realizzato in collaborazione con SinViolencia, e i dati dell’organizzazione colombiana Caribe Afirmativo sull’aumento dei crimini d’odio in Colombia.

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