Tribunale turco oscura il quotidiano indipendente T24 accusandolo di «propaganda LGBT»
.jpg) (CC BY-SA 4.0)](/news/2026/1001-turkey-blocks-t24-lgbt-propaganda/cover_hu_4d738932f0a2232b.webp)
Il 30 settembre 2026, il 1° Tribunale di Pace Penale di Istanbul ha disposto l’oscuramento del sito web e del profilo ufficiale sulla piattaforma social X di T24, tra le più rilevanti testate giornalistiche indipendenti della Turchia. Il provvedimento è stato adottato su istanza della Procura Generale della Repubblica di Istanbul nell’ambito della vasta operazione denominata «La mia famiglia è al sicuro» (Ailem Güvende), riporta la testata turca Medyascope .
Secondo l’accusa formulata dai magistrati, nell’ultimo anno T24 avrebbe pubblicato 118 contenuti riconducibili a «propaganda LGBT». L’ordinanza del tribunale, emessa in applicazione dell’articolo 8/A della legge n. 5651 sulle comunicazioni digitali «al fine di prevenire la commissione di reati e preservare l’ordine pubblico», sostiene che tali articoli fossero volti a «compromettere l’armonia familiare e indebolire l’istituto della famiglia turca», esercitando un impatto negativo sulla crescita di adolescenti e minori in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere. L’attuazione del blocco è stata affidata al Dipartimento per la Sicurezza Cibernetica.
Il comitato di redazione di T24 e il suo fondatore Doğan Akın hanno respinto con fermezza gli addebiti e annunciato ricorso nelle sedi giudiziarie, ribadendo che l’attività d’informazione prosegue. In un editoriale intitolato «Colloquio con la Turchia: come è stato possibile bloccare l’accesso a T24!» , i giornalisti hanno evidenziato grossolani errori materiali negli atti del procedimento: su 57 autori firmatari dei 118 articoli contestati, ben 22 hanno terminato la collaborazione anni fa e nell’ultimo anno solare non hanno diffuso alcun testo. Inoltre, diversi articoli menzionati non affrontavano questioni relative al mondo LGBT. La redazione ha altresì osservato che il giudice aveva in un primo momento rigettato l’istanza dei pubblici ministeri, salvo poi mutare orientamento dopo l’opposizione della procura, pur prevedendo la legge misure circoscritte a singoli indirizzi telematici e non la censura generalizzata di un intero organo di stampa.
Fondato nel 2009 dal giornalista Doğan Akın, T24 è riconosciuto come uno dei punti di riferimento del giornalismo libero in Turchia, noto per il rigore delle inchieste e per ospitare firme di differente orientamento culturale. L’operazione «La mia famiglia è al sicuro», avviata nel settembre 2026 in 15 province, è stata presentata dalle autorità come una misura di tutela per i giovani, ma gli osservatori per i diritti umani e le associazioni di categoria denunciano una manovra repressiva contro le voci non allineate.
«Urania» aveva riferito in precedenza che in Turchia si sono verificati arresti di massa e oscuramenti di portali LGBT : a metà settembre 2026 le autorità hanno bloccato i canali di organizzazioni storiche quali Kaos GL e SPoD ed eseguito perquisizioni a tappeto.


