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Un tribunale dell’Oregon consente a una cristiana di riprendere la domanda di adozione senza promettere di sostenere l’identità LGBT del minore

Edificio federale e tribunale John F. Kilkenny a Pendleton, Oregon. Foto: [Visitor7 / Wikimedia Commons](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:John_F_Kilkenny_Post_Office_and_Courthouse_(Pendleton,_Oregon).jpg) (CC BY-SA 3.0)
Edificio federale e tribunale John F. Kilkenny a Pendleton, Oregon. Foto: [Visitor7 / Wikimedia Commons](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:John_F_Kilkenny_Post_Office_and_Courthouse_(Pendleton,_Oregon).jpg) (CC BY-SA 3.0)

Un tribunale distrettuale federale dell’Oregon ha approvato il 9 settembre un accordo che obbliga lo Stato ad annullare il rigetto della domanda di Jessica Bates e a riprenderne l’esame per l’adozione di un minore affidato alla tutela pubblica. In base all’ordinanza concordata , il Dipartimento dei servizi umani dell’Oregon non può imporre a Bates di promettere l’uso dei pronomi scelti dal minore o di altre formulazioni su orientamento sessuale e identità di genere contrarie alle sue convinzioni cristiane.

La decisione non certifica automaticamente Bates e non le affida alcun minore. L’agenzia può ancora valutare le esigenze specifiche di ogni bambino e la disponibilità del candidato a soddisfarle, comprese quelle legate a orientamento sessuale, identità di genere ed espressione di genere.

Bates è vedova, madre di cinque figli e vive a Vale. Come ha riferito LGBTQ Nation , voleva adottare due fratelli di meno di nove anni. L’Oregon respinse la sua richiesta nel 2022 dopo che aveva dichiarato che avrebbe amato il bambino a prescindere dalla sua identità, ma non avrebbe sostenuto relazioni omosessuali o una transizione di genere, usato pronomi diversi dal sesso alla nascita né accompagnato il minore a trattamenti ormonali.

Nel luglio 2025, un collegio della Corte d’appello del Nono circuito stabilì, con due voti contro uno, che l’obbligo applicato a Bates probabilmente violava la libertà di parola e di religione. La sentenza pubblicata affermò che lo Stato subordinava l’accesso al programma all’espressione di un determinato punto di vista. Il giudice Richard Clifton dissentì, sostenendo che lo Stato regolava la cura dei minori sotto la propria tutela e non le convinzioni private della candidata. Nel febbraio 2026 la corte rifiutò il riesame a sezioni unite.

L’Oregon ha poi modificato le norme amministrative, eliminando l’obbligo generale di sostenere una possibile identità LGBT del minore. Il portavoce Jake Sunderland ha dichiarato all’Oregon Capital Chronicle che l’agenzia continuerà a trovare per i minori LGBT famiglie capaci di garantire sicurezza e sostegno attraverso valutazioni individuali.

Alliance Defending Freedom, l’organizzazione legale conservatrice che rappresentava Bates, ha definito l’accordo una tutela dei diritti costituzionali e un rifiuto dei test ideologici. L’organizzazione LGBT Basic Rights Oregon ha invece sostenuto che l’esito consente discriminazioni contro minori vulnerabili e indebolisce le garanzie di collocamento sicuro.

La causa non si è quindi conclusa con un “diritto ad adottare” incondizionato, ma con il divieto di escludere automaticamente Bates per le sue convinzioni religiose e le sue parole. La certificazione e ogni specifico affidamento restano decisioni delle autorità dell’Oregon.

“Urania” aveva già riferito di un’altra controversia sulle politiche dell’Oregon verso le persone trans: il Nono circuito ha consentito allo Stato di continuare a ospitare donne trans in carceri maschili valutando singolarmente le richieste di trasferimento.

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