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Il presidente turco Erdoğan attacca all'ONU la «de-genderizzazione globale» durante la repressione anti-LGBT

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan durante un intervento pubblico. Foto: Wikimedia Commons / EminArs (CC0 1.0)
Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan durante un intervento pubblico. Foto: Wikimedia Commons / EminArs (CC0 1.0)

Nel suo intervento all'81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha invocato una mobilitazione contro le «politiche globali di de-genderizzazione», sostenendo che la famiglia tradizionale composta da un uomo e una donna sia sottoposta a un sistematico assedio. Le sue dichiarazioni giungono a una settimana dall’avvio in Turchia di una vasta operazione di polizia denominata «La mia famiglia è al sicuro» (Ailem Güvende), mirata contro organizzazioni e attivisti LGBT+. Il discorso è stato riportato il 22 settembre 2026 dalla testata indipendente turca Bianet.

Rivolgendosi ai leader mondiali, Erdoğan ha affermato che le iniziative internazionali a favore del riconoscimento della diversità di genere minacciano l’istituto matrimoniale e l’infanzia. «Le politiche globali di de-genderizzazione si sono trasformate in un assedio rivolto contro l’istituzione della famiglia e i bambini innocenti. Possiamo spezzare questo assedio solo proteggendo la famiglia formata da una donna e da un uomo», ha dichiarato dal podio dell’ONU. Ha poi aggiunto che Ankara «continuerà a prendere l’iniziativa nella difesa della famiglia e dei minori, nonostante gli attacchi delle lobby». Pur non pronunciando direttamente la sigla LGBT+, commentatori e stampa locale hanno evidenziato come le espressioni del presidente ricalchino gli argomenti governativi impiegati per giustificare gli arresti di massa degli attivisti.

La presa di posizione del capo di Stato si inserisce in un quadro di dura offensiva giudiziaria interna. Secondo l’agenzia Reuters, nell’ambito dell’operazione «La mia famiglia è al sicuro» la magistratura ha disposto la custodia cautelare per 82 persone, mentre oltre un centenar di manifestanti sono stati fermati durante i cortei di protesta. In precedenza, le autorità avevano bloccato i siti web e i profili social di note realtà per i diritti civili, tra cui Kaos GL e LambdaIstanbul, e il ministro della Giustizia Akın Gürlek aveva annunciato verifiche sui finanziamenti esteri erogati alle ONG. Le misure hanno scatenato le proteste delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e di reti associative di 65 Paesi.

Oltre ai richiami valoriali, la parte preponderante del discorso di Erdoğan è stata dedicata alle crisi mediorientali e agli assetti multilaterali. Ha sollecitato un cessate il fuoco immediato a Gaza, il riconoscimento dello Stato di Palestina e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ribadendo che la pace mondiale non può dipendere dal veto di cinque Paesi membri permanenti. Ha inoltre confermato il sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina, richiesto il riconoscimento internazionale di Cipro del Nord e caldeggiato un accordo vincolante dell’ONU per disciplinare l’intelligenza artificiale.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan, alla guida dell’AKP, porta avanti da tempo un’agenda spiccatamente tradizionalista: nel 2021 la Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul e le manifestazioni del Pride sono vietate dalle prefetture. In precedenza, Uránia aveva raccontato i dettagli dell’operazione «La mia famiglia è al sicuro» e l’oscuramento delle piattaforme associative in 15 province turche.

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