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Il massimo consiglio islamico dell'Indonesia propone di criminalizzare le persone LGBT con il termine LGSP

Il massimo organo clericale musulmano dell’Indonesia, il Consiglio degli Ulema, ha proposto di sostituire l’acronimo LGBT con il termine LGSP (“Lesbiche, Gay, Sodomia e Oscenità”) nell’ambito della preparazione di un nuovo disegno di legge volto a criminalizzare l’omosessualità e il relativo attivismo. L’iniziativa è stata annunciata da Asrorun Niam Sholeh, capo della Commissione per le Fatwa del Consiglio degli Ulema, durante un discorso a Giakarta, come riporta il Washington Blade.

Secondo Sholeh, il Consiglio sta preparando un documento accademico e una bozza di legge “Anti-LGSP” che saranno presentati al governo e al parlamento dell’Indonesia. Il leader religioso ha affermato che il termine abituale “LGBT” è una forma di eufemismo che nasconde deviazioni morali, e il nuovo acronimo mira a ripristinare l’essenza legale del fenomeno, sottolineando che si tratta di atti illegali dal punto di vista della religione e dello Stato. In precedenza, durante le celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza, il Consiglio aveva anche emesso un avvertimento contro la pratica tradizionale degli uomini che si travestono da donne durante le feste popolari, definendola “haram” e collegandola a una “campagna segreta del movimento LGSP”.

La nuova iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella campagna di pressione contro la comunità LGBT in Indonesia. Nell’ottobre 2025, il presidente del paese, Prabowo Subianto, ha firmato un decreto sulla politica di difesa fino al 2029 che classifica la diffusione della cultura LGBT come una minaccia non militare per lo Stato, insieme al terrorismo e al radicalismo. Inoltre, da gennaio 2026, è entrato in vigore in Indonesia un nuovo codice penale che prevede pene per i rapporti sessuali e la convivenza al di fuori del matrimonio. Sebbene queste norme si applichino formalmente a tutti i cittadini, i difensori dei diritti umani temono una loro applicazione sproporzionata contro le coppie dello stesso sesso, le cui unioni non sono riconosciute nel paese.

Purba Widnyana, capo dell’organizzazione indonesiana per i diritti umani GAYa Nusantara, ha osservato che il cambiamento di terminologia significa un passaggio dalla discussione sull’identità e sui diritti a questioni di moralità e criminalità. Secondo lui, la crescente stigmatizzazione sta già portando alla perdita del lavoro per le donne trans, riduce l’accesso ai servizi medici, compresi i test per l’HIV, e costringe le organizzazioni LGBT a limitare l’attività pubblica per paura di persecuzioni e attacchi online.

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